a cura di A. P.
Come molti miei compaesani, sono partito dall'Albania con l'intento di trovare una migliore realizzazione personale, qui in Italia anni fa. L'intenzione era quella di crescere in maniera diversa, in un paese straniero che conoscevo grazie alla televisione e alla radio. Un paese ricco, culturalmente invidiato da tutti, con una natura e paesaggi unici al mondo, con una capitale che profuma di storia ed antichità. Dalla scatola televisiva tutto ciò, incessantemente proiettato tra un biscotto Pavesini ed un piatto di pasta della Barilla, non poteva non far venire un certo appettito per la "nostra America". Va detto che non sono nè scappato di casa e ne ho divorziato dal mio paese, ma da semplice diciottenne ho deciso di "cambiare aria" ed aprirmi al paese dei sogni di tante generazioni di albanesi che fino ai primi anni Novanta, ascoltavano di nascosto il festival di Sanremo o Canzonissima, mettendo a repentaglio il proprio futuro (si poteva essere accusati di agitazione e propaganda dal regime autoritario comunista). Dopo nove anni vissuto nella nostra America, il sogno si è esaurito e la realtà confusa in cui si trova questo paese, mi impedisce di averne dei nuovi. Ho imparato tanto in questi anni, ho perfezionato il mio italiano, e sto consocendo l'Italia non più della televisione, ma semplicemente aprendo la porta di casa. Dalla tivù ho imparato a diffidare ed ultimamente anche a difendermi e dei biscotti e della pasta ne sono pieno. La più palese verità che si scopre quasi subito, è che non esiste un'unica Italia, ovvero che la differenza tra le parti del territorio sono enormi. Te ne accorgi dalla lingua parlata, dalle fisionomie, dalla cucina e anche, purtroppo, dalle diverse buste paga. Un paese diviso in unità territoriali artificiali, che qui chiamano regioni, e che negli ultimi anni la volontà politica prevalente le vorrebbe ancora più divise. Le poche occasioni di vedere il paese di Dante e di Petrarca, di Giulio Cesare e Garibaldi, veramente unito ed avvolto nello spesso velo di nazionalismo partiottico si hanno solo quando si vincono i mondiali di calcio, oppure come purtroppo accadde un mese fa in Abruzzo, nei casi di calamità naturali. Durante i mondiali però i balconi e le finestre, li vedi coperti dal tricolore e tutti cantano l'inno di Mameli. Comunque in entrambi i casi, dopo che il sipario cala, si ritorna normalmente alla divisone e alla diversità di tutti i giorni.
Aggiornando l'agenda del gossip e degli eventi di maggiore peso nella vita del bel paese (solitamente due o tre a settimana) quelle che da straniero mi hanno fatto riflettere di più sul presente e sul futuro, sono state le polemiche e le lunghe discussioni sull'immigrazione. I timonieri della maggioranza politica italiana hanno cambiato decisamente rotta e giornali e le reti televisive danno una mano importante. L'immagine della "nostra America" stà cambiando. Addirittura nelle coste del Maghreb, alle immagini dei biscotti e della pasta sono subentrate pubblicità finanziate dal governo italiano che invitano chi le guarda a non credere più alla terra promessa e di rinunciare al lungo viaggio via mare che ti porta nel mondo delle opportunità. Chi non aveva capito il messaggio, o chi la tivù non ce l'ha e si è messo comunque sù un barcone diretto verso "Eldorado", poco tempo fà è stato rimandato indietro come un criminale. Come si sente dire in questi giorni : "La pacchia è finita!!!".
Multiculturalismo, integrazione, globalizzazione e sicurezza, se prima erano dei vocaboli poco compresi o complicati, oggigiorno si sono svuotati di qualsiasi senso. Nel paese di Pulcinella alcuni attori rilevanti si sono stancati di ospitare ingrati rubano il lavoro agli italiani, dei comunitari ex extracomunitari che sanno solo stuprare, degli infedeli barbuti che pregano un dio integralista, degli zingari orchi, del kebab che sminuisce la pizza ecc, ecc, ecc. Il multiculturalismo tradotto in italiano contemporaneo significa differenza tra gli immigrati considerati come un gruppo omogeneo di stranieri e i terroni e i polentun considerati come un popolo omogeneo di italiani. Integrazione significa arrangiarsi privatamente per sopravvivere. Globalizzazione significa solo libera circolazione di capitali e di merci, ma mai delle persone. Sicurezza significa paura, ronde, militarizzazione dei centri urbani e per tagli ai fondi della polizia di Stato. Non sò quanto tempo rimane ancora fino ad una eventuale "notte dei cristalli".
Così descritto, questo paese sembrerebbe pronto al collasso e al delirio collettivo, ma queste sono solo le prime avvisaglie di una tendenza xenofoba che caratterizza in generale, un'Europa in piena crisi morale ed economica. E si sa, in tempo di crisi la frustrazione popolare, incitata acneh da complessi segmenti politici e massmediatici si riversa quasi sempre sull'annello debole della società, noi, gli immigrati, considerati una minaccia alla "Compatta Nazione"e non più una risorsa (economicamente sfruttata al massimo). Per anni, noi che stavamo dalla parte orientale della cortina di ferro, siamo stati accusati di violare diritti, creare terrore, negare libertà ed impedire lo sviluppo, da parte di coloro che stando dalla parte occidentale, si professavano paladini della giustizia e padroni assoluti di una superiorità morale e democratica indiscussa.
Dopo solo venti anni, dallo squarcio di quella cortina e con l'afflusso di masse di disperati verso i paesi virtuosi e paradisiaci, i promotori della democrazia all'occidentale si stanno adesso sconfessando da soli, giorno dopo giorno. Comunque la speranza è l'ultima a morire, ma non lo so come se la possano cavare la dignità ed il rispetto...Mi manca l'Italia che consocevo da ragazzino.
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