Esempi di disastri italioti
a cura di Alessandra Raccuglia (Lab Autoriforma Adisu di P.za de Cristofaris) e Carmelo R Mannarà (Lab Autoriforma Adisu del Mandrione)
ALLA RICERCA DELLE RESPONSABILITA'
a cura di Alessandra Raccuglia (Lab Autoriforma Adisu di P.za de Cristofaris) e Carmelo R Mannarà (Lab Autoriforma Adisu del Mandrione)
ALLA RICERCA DELLE RESPONSABILITA'
Passaggi della relazione della corte dei conti del marzo 2003 che metteva il dito sulla malagestione dell’edilizia universitaria all’Aquila.
Vi si parla di «opere incompiute», di «manutenzione non attuata», di «eccessiva frammentazione dei lavori», di «affidamento immotivato a trattativa privata» o motivato in base a una normativa «largamente superata dalle leggi comunitarie». E soprattutto, a pagina 29, si legge che «una esatta programmazione delle esigenze dell’università dovrebbe avere come presupposto una rilevazione patrimoniale accurata, anche con riguardo al valore, allo stato e all’ubicazione degli immobili, cosa per la quale l’Università dell’Aquila resta ancora inadempiente».La tragica vicenda della Casa dello studente dell’Aquila è al centro dell’inchiesta aperta dalla procura del capoluogo. La notte del 6 aprile vi persero la vita otto studenti, ora è sotto sequestro, ma non è facile capire quali siano le responsabilità dell’ateneo. Con la svolta giudiziaria del caso Abruzzo si è già aperta la caccia ai responsabili del crollo ed è partito il gioco del cerino tra regione, università e comune. La gestione delle case albergo è affidata all’Adsu, l’azienda per il diritto allo studio regionale, ma non è chiaro quali fossero i rapporti con ateneo e comune visto che il presidente (uscente) del consiglio di amministrazione è Luca d’Innocenzo, neoassessore comunale anche con delega alla città universitaria, e che – dopo il terremoto – stanno spuntando case per gli studenti un po’ ovunque, mai utilizzate. L’ultima, il Casale Marinangeli, in grado di ospitare 35 persone e non danneggiata dal terremoto. Ma in passato si era parlato del palazzo ex-Inam, per il quale era stata avviata una trattativa con l’azienda sanitaria locale proprietaria dell’immobile. Solo pochi giorni prima della tragedia c’era chi denunciava una pesante sforbiciata ai fondi per il diritto allo studio universitario e il taglio dei posti letto a disposizione degli studenti meno abbienti.«Si passa da 7 milioni e 400mila euro dell’anno scorso ai 5 milioni previsti per quest’anno» scriveva Camillo D’Alessandro, 33 anni, capogruppo del Pd in regione, in un’interrogazione del 3 aprile 2009. Una scelta miope visto che atenei come quello dell’Aquila, con i suoi 27mila studenti (di cui la metà fuorisede), rappresentava la principale azienda della città. E qualche giorno prima 2700 studenti avevano firmato una petizione per ripristinare i fondi precedenti «che avevano consentito in questi anni l’espansione notevole di servizi alla generalità degli studenti e l’aumento considerevole dei posti letto».In realtà il rimpallo delle responsabilità di oggi è lo specchio di uno status ambiguo come quello del diritto allo studio in Italia. In teoria quando lo studente è a lezione è sotto la responsabilità dell’università, quando dorme di quella della regione. Nel terremoto del 6 aprile sono crollate anche aule universitarie, facoltà, uffici ma tutto è fortunatamente accaduto di notte. Come ammette Luciano Modica, senatore del Pd ed ex presidente della Conferenza dei rettori, «la questione del diritto allo studio in effetti non è mai stata risolta del tutto. Con la trasformazione dell’ex Opera universitaria in Adsu la competenza è passata alle regioni ma così non può continuare». Il rettore dell’Aquila, Ferdinando Di Iorio, dice di essere tranquillo sull’inchiesta della procura. Le carte raccolte dai magistrati parlano, tra una ristrutturazione e l’altra, del passaggio del “controllo” della Casa dello studente dalla regione all’università all’ente per il diritto allo studio, l’Adsu appunto, il cui responsabile tecnico, Pietro Sebastiani, architetto, non risulta ancora indagato ma dovrebbe essere presto sentito dalla procura.
Le uniche risposte che il sistema italiota può darci sono:
GIUSTIZIA E REDDITO
Vi si parla di «opere incompiute», di «manutenzione non attuata», di «eccessiva frammentazione dei lavori», di «affidamento immotivato a trattativa privata» o motivato in base a una normativa «largamente superata dalle leggi comunitarie». E soprattutto, a pagina 29, si legge che «una esatta programmazione delle esigenze dell’università dovrebbe avere come presupposto una rilevazione patrimoniale accurata, anche con riguardo al valore, allo stato e all’ubicazione degli immobili, cosa per la quale l’Università dell’Aquila resta ancora inadempiente».La tragica vicenda della Casa dello studente dell’Aquila è al centro dell’inchiesta aperta dalla procura del capoluogo. La notte del 6 aprile vi persero la vita otto studenti, ora è sotto sequestro, ma non è facile capire quali siano le responsabilità dell’ateneo. Con la svolta giudiziaria del caso Abruzzo si è già aperta la caccia ai responsabili del crollo ed è partito il gioco del cerino tra regione, università e comune. La gestione delle case albergo è affidata all’Adsu, l’azienda per il diritto allo studio regionale, ma non è chiaro quali fossero i rapporti con ateneo e comune visto che il presidente (uscente) del consiglio di amministrazione è Luca d’Innocenzo, neoassessore comunale anche con delega alla città universitaria, e che – dopo il terremoto – stanno spuntando case per gli studenti un po’ ovunque, mai utilizzate. L’ultima, il Casale Marinangeli, in grado di ospitare 35 persone e non danneggiata dal terremoto. Ma in passato si era parlato del palazzo ex-Inam, per il quale era stata avviata una trattativa con l’azienda sanitaria locale proprietaria dell’immobile. Solo pochi giorni prima della tragedia c’era chi denunciava una pesante sforbiciata ai fondi per il diritto allo studio universitario e il taglio dei posti letto a disposizione degli studenti meno abbienti.«Si passa da 7 milioni e 400mila euro dell’anno scorso ai 5 milioni previsti per quest’anno» scriveva Camillo D’Alessandro, 33 anni, capogruppo del Pd in regione, in un’interrogazione del 3 aprile 2009. Una scelta miope visto che atenei come quello dell’Aquila, con i suoi 27mila studenti (di cui la metà fuorisede), rappresentava la principale azienda della città. E qualche giorno prima 2700 studenti avevano firmato una petizione per ripristinare i fondi precedenti «che avevano consentito in questi anni l’espansione notevole di servizi alla generalità degli studenti e l’aumento considerevole dei posti letto».In realtà il rimpallo delle responsabilità di oggi è lo specchio di uno status ambiguo come quello del diritto allo studio in Italia. In teoria quando lo studente è a lezione è sotto la responsabilità dell’università, quando dorme di quella della regione. Nel terremoto del 6 aprile sono crollate anche aule universitarie, facoltà, uffici ma tutto è fortunatamente accaduto di notte. Come ammette Luciano Modica, senatore del Pd ed ex presidente della Conferenza dei rettori, «la questione del diritto allo studio in effetti non è mai stata risolta del tutto. Con la trasformazione dell’ex Opera universitaria in Adsu la competenza è passata alle regioni ma così non può continuare». Il rettore dell’Aquila, Ferdinando Di Iorio, dice di essere tranquillo sull’inchiesta della procura. Le carte raccolte dai magistrati parlano, tra una ristrutturazione e l’altra, del passaggio del “controllo” della Casa dello studente dalla regione all’università all’ente per il diritto allo studio, l’Adsu appunto, il cui responsabile tecnico, Pietro Sebastiani, architetto, non risulta ancora indagato ma dovrebbe essere presto sentito dalla procura.
Le uniche risposte che il sistema italiota può darci sono:
GIUSTIZIA E REDDITO
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