mercoledì 29 aprile 2009

IL DIRITTO ALLO STUDIO CHE CROLLA

Fonte: Repubblica on-line

a cura di Antonella Lenoci (Lab Autoriforma Adisu del De Lollis)

La casa dello studente crollata a L'Aquila...i sogni, il futuro schiacciato dalle macerie. Oltre il dolore, resta la rabbia di chi sostiene fermamente che la morte degli otto studenti si poteva evitare: la palazzina era stata evacuata solo una settimana prima.Il terremoto che ha colpito lo scorso 6 aprile laregione Abruzzo, che ha provocato 295 morti e migliaia di sfollati, ha come emblema della fragilità e precarietà della vita, e di conseguenza dei sogni degli uomini, la triste ed ormai famosa casa dello studente aquilana, in via XX Settembre. Otto i ragazzi morti in questa struttura, che è crollata in seguito alla forte
scossa di quella terribile notte. La Costituzione italiana tutela il diritto allo studio, fino al più alto grado d'istruzione, dei meno abbienti, ma in Italia si sa le cose non sono mai così semplici. La privatizzazione di tutti gli enti che gestiscono il diritto allo studio in Italia, fa si che questi si trasformino in vere e proprie aziende, il cui unico interesse è il fattore meramente economico, a discapito del futuro, dei sogni ed ora anche della sicurezza dei più deboli. Giovani che già oggi sono precari, non solo del sistema,ma sono precari di un diritto allo studio fallace e instabile.
Gli studenti universitari fuori sede, abitavano la palazzina della tragedia, grazie ad un bando di concorso che “premia” non solo gli studenti meno abbienti, ma anche i più meritevoli.

Il bando per il Diritto allo studio a L'Aquila

Ogni anno l'Ente Adsu indice un bando di concorso per servizi agli studenti: servizi abitativi, borse di studio, vitto e esonero dalla retta d'iscrizione all'Ateno. Criterio indispensabile è appartenere ad un nucleo familiare il cui Isee(indicatore situazione economica equivalente) non superi i 16,500 euro.
Oggetto pertanto del servizio, sono i giovani studenti che non hanno alle spalle una famiglia in grado di poter provvedere totalmente all'istruzione dei propri figli. Ed è così che interviene l'Ente per il diritto allo studio, che inoltre elargisce questi diritto agli studenti solo ed esclusivamente se questi ultimi sostengono un determinato numero di esami universitari, tenendo conto anche della media. Ottime studenti, a dire di tutti, ma testimoniato in primis dalla loro permanenza nella residenza universitaria. Per l'anno accademico 2008/2009 i
posti alloggio messi a disposizione erano 261, di cui 199 presso la residenza di Via XX Settembre, fra questi anche posti alloggio riservati a studenti
diversamente abili.



I ragazzi della casa dello studente.

Abbiamo imparato a conoscerli dai primi momenti questa piccola comunità di studenti che condividevano la residenza. Quando l'Italia si è svegliata quel lunedì mattina, mentre assistevamo in diretta al disperato tentativo di
tirare fuori ragazzi ancora vivi da sotto le macerie, loro erano tutti li. I più fortunati, chi era riuscito a scappare in tempo, chi non aveva passato la notte in casa, tutti li su quel marciapiede, troppo basso per crollare, li ad
aspettare segni dai loro amici, li a sperare e a credere che ce l'avrebbero fatta tutti, tutti gli inquilini della casa dello studente. Volti bassi,coperte piene di polvere sulle spalle, lacrime infinite, fermi ad aspettare una voce familiare,
una voce sentita chissà quante volte in quei lunghi corridoi, in quelle serate dove chi ti vive affianco non è solo un coinquilino, ma diventa parte della tua famiglia, in un posto dove non hai nessun altro a cui rivolgerti. Tornare a casa e trovare loro, i ragazzi dello studentato...con gli stessi problemi, le stesse difficoltà, ma con la stessa voglia di farcela.


L'evacuazione una settimana prima.
Lunedì 30 marzo, la casa dello studente di Via XX Settembre venne evacuata per 3 ore, in seguito alle scosse avvertite in quei giorni dalla popolazione del luogo. La scossa di magnitudo 4, con intensità superiore rispetto alle precedenti fece tremare fortemente i pavimenti e i muri della struttura. Il custode della residenza quel giorno ha bussato a tutte le porte dei ragazzi, per farli uscire fuori, lo stesso custode che è deceduto nel crollo della palazzina. I ragazzi presenti nello studentato, spaventati, avevano chiesto in direzione un sopralluogo per accertare le condizioni della struttura, sopralluogo effettuato dall'architetto dell'Adisu Pietro Sebastiani (ndr). Dopo tre ore circa, ai ragazzi che erano al di fuori della struttura, è stato detto che potevano rientrare e che le lesioni presenti non destavano preoccupazione. Lo raccontano i superstiti. Maria Elena Faragasso, rappresentante degli studenti all'interno della Casa: “Quando l'architetto uscì, noi eravamo tutti sul prato di fronte lo stabile. Io andai da lui. Erano ormai le sette di sera e in qualità di rappresentante volevo sapere se la struttura era sicura, se potevamo tornare nelle nostre stanze. Mentre parlavo con lui era presente anche uno dei custodi. Io dissi anche: non sono venuta dalla Calabria per morire qui... L'architetto mi rispose che l'immobile era sicuro, che non c'era motivo di preoccuparsi. Ma quella notte non restammo in Casa, dormimmoquasi tutti in piazza Duomo".

Le case dello studente disabitate.
La casa dello studente di via XX Settembre si è sgretolata come un castello di sabbia, al contrario in città esistono altre due case dello studente che
non hanno subito alcun danno, dopo la forte scossa: sono antisismiche. Sono di proprietà del comune dell'Aquila, costruite con soldi pubblici,circa 2,5 milioni di euro provenienti da fondi regionali. La prima casa si trova in zona Casale
Mariangeli, nel quartiere Coppito, l'altra casa dello studente terminata e mai abitata, si trova nella zona Roio Piano. In questi due stabili, in totale circa 75 posti letto, c'è tutto il necessario per gli studenti, servizi, bagni, infissi, materiale informatico e strumenti tecnologici, manca solo l'arredamento. Queste palazzine sono state ultimate diversi anni fa, ma nessun ragazzo le ha mai abitate. Questione di costi troppo elevati da sostenere, afferma l'amministrazione dell'Adisu,ma resta la terribile certezza che in quelle sedi i ragazzi sarebbero stati al sicuro e che i loro sogni non sarebbero stati spezzati, l'Italia avrebbe avuto un ottimo medico in più, un ottimo avvocato e altri 6 ottimi futuri professionisti.Non ci saranno, ma resta da capire con quale criterio un edificio pubblico può non avere scale d'emergenza e come mai quelle fondamenta non hanno retto alla scossa.




Giustizia per le vittime.
Da diversi giorni le varie Procure, dei paesi in cui risiedono tutti gli studenti fuori sede, stanno ascoltando i ragazzi come persone informate sui fatti, inoltre la maggior parte di loro si è presentata spontaneamente in questura...vogliono giustizia e vogliono sapere perché nessuno è stato i grado di tutelare la loro incolumità. E giusto che siano accertate le responsabilità, ed è di fondamentale importanza che chi ha commesso errori paghi...garantire un'istruzione ai meno abbienti non può prescindere dal garantir loro sicurezza, termine di cui va ricercato il vero e profondo significato.


REDDITO E LIBERTA'

sabato 25 aprile 2009

Gli Studenti degli Studentati sono irrappresentabili!

Il 24 maggio scorso,studenti e studentesse di varie facoltà e degli Studentati Romani avevano interrotto la conferenza organizzata dall'Adisu (l'agenzia per il diritto allo studio universitario della Regione Lazio),sul counselling psicologico all'interno della Sala Teatro "Pasolini" della Casa dello Studente di via De Lollis che vedeva la partecipazione del Direttore Generale ADISU Pierluigi Mazzella,dell'Assessore Regionale sul Diritto allo Studio Silvia Costa. Secondo le figure istutuzionali accompagnate dai professori della facoltà di Psicologia, i veri problemi degli studenti fuori sede sono psicologici e d'integrazione all'interno dei luoghi di formazione.In questo modo hanno distolto l'attenzione sui problemi recenti che si sono verificati per i neo-laureati di novembre-dicembre che sono stati tagliati fuori (per scadenza del bando) dai posti alloggio nonostante si siano laureati in tempo. La dirigenza,invece di incentivare le borse di studio, eliminare la figura dell'idoneo non vincitore, creare nuove strutture universitarie facilmente accessibili, coprire le intere borse per tutti gli studenti, agevolare i trasporti e abbassare i costi di accesso alle mense, quindi ridiscutere i modelli di welfare che leggittimano il libero accesso alla formazione; si curano animatamente di aprire discutibili sportelli di counseling psicologici. Diversi studenti e diretti interessati che fanno parte dell'Onda Anomala e non, hanno contestato democraticamente la conferenza, ponendo l'attenzione sui temi suddetti, e lanciarono un'Assemblea pubblica invitando le figure istituzionali ad ascoltarli, per trovare una soluzione seria e pragmatica sui canali d'accesso all'istruzione e gli ostacoli dei fuori sede all'interno delleUniversita' romane. Nei mesi trascorsi fu chiaro il tentativo di appropriazione della battaglia all'interno degli Studentati Romani da parte di una struttura totalmente estranea all'interno degli Studentati che all'inizio del 2009 dichiarava l'Onda morta,sepolta,e che era l'ora di iniziare a parlare tra strutture. A parte l'ideologia ferma al '17 di tale Struttura (Coordinamento dei Collettivi Universitari) la mail vuol chiarire un paio di punti:
-l'Assemblea lanciata per il 28 aprile non doveva essere all'interno della Sala Teatro "Pasolini" ma all'interno dell'Università La Sapienza,diventando patrimonio comune del Movimento
-non si è discusso in nessuna Assemblea d'Ateneo di tale iniziativa
-il lancio dell'Assemblea porta la firma del Coordinamento dei Collettivi,e bisogna sottolineare che i soggetti in formazione presenti all'interno degli Studentati è irrappresentabile,si autodetermina,parla di autoformazione e vuole iniziare a discutere pragmaticamente del nuovo Bando.
-gli Studenti degli Studentati non vogliono solo occuparsi delle micro-vertenze che accompagnano la loro esistenza all'interno di tali Residenze,ma vogliono ridiscutere l'intero sistema delle borse di studio,in poche parole non c'è niente da migliorare,ma l'intento è mutare l'Agenzia del Diritto allo Studio con la richiesta dell'eliminazione del Comitato Territoriale dell'Adisu,essendo organo non rappresentativo dei borsisti.

Per questo motivo gli Studenti degli Studentati,in gran parte soggetti in formazione e migranti,hanno pensato di lanciare il Laboratorio di Autoriforma dell'Adisu,non solo per creare partecipazione ,ma per essere trampolino di lancio di battaglie e iniziative,a partire dal Reddito e discutendo dell'intero assetto clientelare dell'Agenzia del Diritto allo Studio universitario,e non solo delle infami Borse.Gli Studenti delle Residenze universitarie,se lo stato delle cose presenti non dovesse cambiare,sono disposti ad occupare a settembre tutte le residenze universitarie.
Quindi dichiara espressamente illegittima l'Assemblea del 28 aprile lanciata dal Coordinamento dei Collettivi,non rappresentativa del Movimento e degli Studenti.
Il nostro posto è l'Università,tutto il potere all'Onda e quindi a noi stessi!

sabato 11 aprile 2009

LA CASA DELLO STUDENTE CONTINUAVA A TREMARE

(da repubblica.it) L' AQUILA - I nomi dei colpevoli forse sono sepolti con le vittime, quei sette o nove o undici ragazzi morti. Sono nascosti fra le macerie, nei fascicoli inghiottiti come i cadaveri, nelle carte che raccontano la storia di questi cinque piani che non ci sono più: la casa dello studente dell' Aquila, un palazzo che ora non ha più nemmeno un padrone. ÈUNA delle fosse comuni dell' Abruzzo squarciato, una delle vergogne della città fatta con la sabbia. Ricordatevi questo indirizzo: via XX Settembre 46. Ricordatevi il numero civicoe anche la strada. E' quello del primo palazzo di una strage annunciata.

Quattrocento sono state le scosse dal mese di gennaio alla maledetta notte di domenica e nessuno ha mai mandato un tecnico, un ispettore, un geometra a fare una perizia in quelle camerate che in pochi secondi sono cadute giù. Quattrocento scosse e neanche un sopralluogo, una foto dei luoghi, la ricerca di una crepa, di un muro storto. «In questi tre mesi non abbiamo mai visto nessuno della Regione e nessuno della Protezione civile o dei vigili del fuoco», dice Luca D' Innocenzo, il presidente dell' Asdu, l' Azienda per il diritto agli studi universitari che fino a tre giorni fa gestiva la «casa» dell' Aquila e oggi piange Davide, Angela, Luciana, Michelon, Alessio, Chiara, Francesco e forse altri quattro degli studenti che abitavano lì. Il palazzo è un cumulo di pietre. Era alto una ventina di metri, aveva una cinquantina di stanze e centodiciannove posti letto, una mensa, una sala per i computer e un' altra per le riunioni, gli uffici amministrativi, i locali dello sportello per il pubblico. Una parete è scivolata trascinandosi tutto il resto. Una fatalità? Una sventura che si sarebbe potuta evitare?

«Da due giorni e due notti mi chiedo perché non ho fatto chiudere tutto e mandato via gli studenti, ma non potevo mai immaginare e poi, poi - lo ripeto non c' è stato nessuno che ci aveva messo in allarme», spiega ancora Luca D' Innocenzo mentre ricorda uno per uno i suoi ragazzi morti. La casa dello studente è uno scandalo dell' Abruzzo terremotato per quello è accaduto prima e per quello che sta accadendo dopo. Prima, peri «controlli» che non ci sono stati. Dopo, per quel palazzo che ora nessuno riconosce come suo. «E' di proprietà della Regione», assicura il presidente della casa dello studente. «E' dell' Asdu», ribatte l' assessore regionale ai Lavori Pubblici Angelo Di Paolo. E precisa ancora l' assessore: «Mi sono appena informato con il dirigente generale del demanio, è sicuro al cento per cento: la casa dello studente non è della Regione ma di quell' ente». Nessuno vuole le macerie con i suoi morti. In verità, anche se non lo sa, è la Regione Abruzzo che da quindici anni è la sola proprietaria del palazzo che è diventato una tomba. La legge è la numero 91 del 6 dicembre 1994, quella che scioglie le Opere universitarie e trasferisce le competenze alla Regione. All' articolo 16 c' è scritto tutto: «alle aziende che gestiscono le case dello studente in Abruzzo è concesso l' uso gratuito dei beni immobili di proprietà della Regione». E' uno dei tanti paradossi di questo terremoto, ancora tanto da svelarsi peri danni che ha provocato. Così smisurati, così facilmente.

E' però tutta la storia del palazzo che non c' è più e di quegli altri che aveva attorno a custodire dentro di sè il mistero dei crolli totali, di quei cinqueo sei edifici che si sono sfarinati in uno spazio di ottocento metri, che sono caduti come birilli. In quella via XX Settembre, in via Iacobucci, all' angolo fra via Rossi e via Sant' Andrea, giùa Villa Poggio. Una linea, la direttrice della morte. Il terremoto ha ucciso lì, nella città dell' Aquila. Sono tutti «a norma» quei palazzi. Così rispondono in tanti: tecnici, ingegneri, funzionari del Comune.«A norma», a norma di sparire in un attimo, di diventare detriti in un colpo. Cinque o sei si sono frantumati, altri otto o nove hanno subito danni strutturali importanti. Lì, soltanto lì dove c' è anche la casa dello studente, il terremoto è stato assassino.

Zona lottizzata nei primi Anni Sessanta, destinataa edilizia residenziale, ha fatto la fortuna di molti palazzinari. Hanno costruito dappertutto su quella montagnetta. Il palazzo dove poi è finita nel 1980 la casa dello studente è stato ultimato nel 1965, usato come deposito di medicinali dagli Angelini - solo omonimi da quell' Enzo Angelini delle cliniche che un anno fa se l' è cantata sulle tangenti della Sanità e sull' ex governatore Ottaviano Del Turco - e poi sistemato per farci dormirei ragazzi. Chiuso dal 1998 per una ristrutturazione interna, nel settembre del 2001 ha riaperto. E' rimasto in piedi fino a quando è arrivata la notte fra domenica 5 e lunedì 6 aprile 2009. «Io penso che tutta la tragedia sia probabilmente da ricercare in quella lontana lottizzazione», dice ancora il presidente della casa dello studente Luca D' Innocenzo. Parla di piloni che affondano a livelli diversi del terreno, di leggi antisismiche che al tempo dei lavori non c' erano, di segnali premonitori mai avvertiti.

E ancora: «Quelli della Regione non si sono fatti sentire neanche due giorni dopo il terremoto e dopo tutti quei morti». L' unica ispezione che è agli atti - ma anche quelle relazioni sono scivolate tra le pietre - è stata eseguita dall' architetto Pietro Sebastiani, il capo dell' ufficio tecnico interno alla casa dello studente dell' Aquila. Ammette lui, candidamente: «Ma io di queste cose non ne capisco niente, mi sono limitato a fare un giro per la struttura e mi è sembrato tutto a posto». L' ufficio tecnico interno sovrintende in effetti alla «piccola manutenzione»: il cambio di una lampadina, la riparazione dello scarico di un cesso, una parete da ridipingere. Dopo quelle quattrocento scosse non poteva essere l' architetto Pietro Sebastiani a scoprire un pericolo piccolo o grande nel palazzo. Dopo quelle quattrocento scosse, altri sarebbero dovuti entrare nella casa dello studente dell' Aquila e perlustrare una per una le cinquanta stanze. Ma nessuno l' ha fatto. Nessuno. Poiè venuto giù tutto.E anche venti metri più avanti, anche cento metri più indietro. Ricordatevi questo indirizzo: citta dell' Aquila, via XX Settembre. -


Repubblica — 09 aprile 2009 dal nostro inviato ATTILIO BOLZONI

AIUTIAMO L'ABRUZZO

Oggi 11 Aprile, studenti e studentesse della Sapienza, compagni e compagne dell'Udu Roma e dell'Uds, andranno a Coppito per mettere a disposizione del prossimo la propria esperienza e le proprie braccia.
Tutto questo è stato possibile grazie alla solidarietà ed all'impegno di TUTTI gli studenti e le studentesse dell'Ateneo romano.
Grazie...
Inoltre da oggi potrete informarvi e seguire il nostro impegno sul territorio abruzzese per mezzo del sito http://farefuturo.myblog.it/

martedì 7 aprile 2009

CROLLA CASA DELLO STUDENTE A L'AQUILA

Poteva esserci ognuno di noi....

TERREMOTO & UNIVERSITA'
[da Repubblica.it]

18:46 Estratti vivi 6 studentiEstratti dalle macerie della Casa dello studente sei studenti ancora vivi 15 ore dopo il terremoto. A darne notizia è Marta Di Gennaro, vice capo dipartimento della Protezione civile
17:59 Tra le macerie della Casa dello studente, 6 ragazzi vivi dopo 15 ore
Alla Casa dello studente dell'Aquila, i soccorritori hanno individuato sei studenti ancora vivi 15 ore dopo il terremoto
16:49 Rettore dell'Aquila: "L'università è distrutta. Aiutateci"
Il rettore dell'università dell'Aquila Ferdinando Di Orio lancia un appello. "L'ateneo è praticamente distrutto. Le strutture sono tutte gravamente danneggiate e non abbiamo un'altra sede dove trasferire i nostri 27.000 studenti"
14:36 Studente salvo grazie ad una telefonata da sotto le macerieUno studente ventenne di Fermo, rimasto sotto le macerie della Casa dello studente a L'Aquila, si è salvato grazie ad una telefonata. E' riuscito a chiamare con il cellulare alla sorella e ad indirizzare i soccorritori. Così è stato estratto ancora vivo dalle macerie
14:15 Aquila, sotto la Casa dello studente ancora 7-8 studenti
Sono 7 o 8 gli studenti universitari ancora sotto le macerie della Casa dello studente de L'Aquila. Lo ha detto uno studente scampato al crollo

giovedì 2 aprile 2009

LA CRISI DELL'ADISU

Lotte e rivendicazioni dall'uscita del nuovo "scandaloso" Bando all'inizio del nuovo anno

Agosto 2008 – Come da regolamento gli studenti lasciano le proprie stanze sgombre e vannoin vacanza. Nel frattempo la nuova direzione generale di Laziodisu pubblica un bando che neltentativo di risanare la situazione dell’azienda, anziché prendere iniziative contro la mal ge-stione dei direttori dei singoli studentati, penalizza gli studenti.
Le novità del bando: annullamento del prolungamento di laurea: nei bandi precedenti ai laureandi era assicurata la fruizione dell’alloggio (senza borsa) in genere fino alla sessione estiva al fine di completare il ciclo distudi e la redazione della tesi (assicurando ai laureandi triennalisti una transizione indolore alla specialistica).Annullamento delle conferme di merito: gli studenti vincitori di alloggio avevano il posto assicuratoanche per l’A.A. successivo se soddisfacevano i requisiti minimi previsti dal bando, in questo modoveniva garantita la prosecuzione degli studi. Con l’annullamento dello status di conferma si sono verificate situazioni paradossali per cui per pochi CFU (per altro da bando conseguibili entro il 10 agosto) studenti interni alla casa dello studente hanno perso l’alloggio a vantaggio di nuovi ingressi con Isee molto più alto (che spesso hanno rinunciato al beneficio, avendolo richiesto per ottenere unaproroga per la presentazione del contratto di locazione, richiesta dal bando al fine di ottenere la borsa da fuori sede).Data limite del 10 dicembre posta ai laureandi della triennale per conseguire il titolo e poter richiedere l’alloggio per il primo anno della Specialistica, senza considerare che la maggior parte delle facoltà hanno sessioni di laurea IN CORSO successive a tale data.

Settembre 2008 - Prima assemblea pubblica,convocata dall'UDU Roma sui disagi del nuovo bando a.a. 2008/2009

Ottobre 2008 – Viene diramato un avviso secondo il quale l’affitto per il mese di novembre(non incluso nel beneficio, che ha durata di dieci mesi) viene raddoppiato rispetto al prezzopagato nei mesi previsti dal bando (ad esempio circa 306 euro per alloggio in singola a frontedei 136 euro usuali).

Novembre 2008 – dopo lunghe trattative gli studenti ottengono dalla direzione che:
1) siagarantito il prolungamento di laurea almeno fino al 28 febbraio 2009 per tutti i laureandi;
2) l’affitto del mese di novembre sia riportato a quello medio convenzionale;
3) la copertura abitativa per il corrente a.a. sia di 11 mesi, comprendendo il mese di novembre.

25 Novembre 2008 – pubblicazione delle graduatorie definitive. Circa 180 studenti interni alle residenze risultano Idonei non Vincitori (per effetto dell’abolizione dello status di “conferma”); 400 studenti risultano esclusi a causa dello smarrimento delle domande cartacee puressendo in possesso della ricevuta di consegna allo sportello abilitato.

Dicembre 2008 – le assegnazioni dei posti alloggio non vengono pubblicate contrariamente aquanto previsto da bando: tutto tace.Qui la nostra storia si intreccia con una triste storia di precariato: non viene rinnovato il contratto all’addetto alla gestione del programma che elabora le assegnazioni dei posti alloggio per graduatoria; il programma viene quindi gestito da un nuovo contrattista e le assegnazioniche ne risultano sono al contrario: solo 280 persone su circa 1300 vedono rispettate le propriepreferenze. Tra l’altro come misura demagogica per far tacere le voci di protesta delle ex-conferme vengono aggiunti ai posti previsti dal bando circa 500 posti dislocati nelle residenze periferiche (una su tutte Schiavonetti,zona Tor Bella Monaca, distante più di 20 km dalle sedi di studio).

2 Gennaio 2009 – vengono pubblicate le assegnazioni fatte al contrario.

26 Gennaio 2009 – la direzione di Laziodisu, dopo una pioggia di ricorsi, si rende conto dell’errore ed è il panico.

29 Gennaio 2009 – si annuncia una proroga delle assegnazioni fino al 15 febbraio (due mesidi ritardo rispetto all’anno precedente), e si paventa una ripubblicazione delle assegnazioni,forse corrette, che smentiscono le precedenti.I rischi sono:- annullamento delle accettazioni dell’alloggio del mese di gennaio, con spostamenti coatti de-gli studenti, costretti ad ulteriori traslochi.- occupazione per errore di alloggi migliori assegnati a studenti risultati più in basso in graduatoria (mentre studenti con requisiti di merito più alti sono stati assegnati alle sedi periferiche).Stato di confusione che favorisce gli abusi d’ufficio dei direttori delle singole residenze.

NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO

mercoledì 1 aprile 2009

CASA, REDDITO E DIGNITA'

di Giulia Bucalossi
Analisi e discussione sui coordinamenti di lotta per la casa e proposte alternative

(…)L’occupazione unisce storie note e meno note di ordinaria precarietà abitativa in questa folle città di Roma. Ci sono quelli della graduatoria (oltre 30.000) che aspettano da anni l’assegnazione di una casa popolare che non arriva mai, ci sono i precari giovani e non con posti di lavoro tipo IKEA 6 ore al giorno/600 euro al mese, ci sono gli sfrattati per morosità vittime quelli che “non si può pagare mille euro al mese”. Ci sono gli inquilini delle case degli enti pubblici che negli ultimi anni non hanno fatto altro che vendere il loro patrimonio creando nuovi piccoli proprietari ma soprattutto grandi speculazioni e grandi sofferenze per chi non potendo comprare è diventato un precario della casa: oggi circa 17.000 famiglie stanno lottando contro le dissennate dismissioni dell’immenso patrimonio Enasarco! Ci sono i più giovani, gli ex-studenti fuori sede che hanno cambiato decine di stanze in subaffitto e ora con l’occupazione cercano di contrapporre al lavoro precario una stabilità abitativa.
Ci sono anche storie particolari che raccontano la Roma dei ladroni dell’edilizia, storie come quella della maxi truffa della Coop. Casa Lazio che ha lasciato 2.500 famiglie senza casa e con un mare di debiti. Poi ci sono le tante storie dell’emergenza dura, le storie della dignità negata ad anziani e disabili, le storie dei migranti che tenuti fuori dall’inclusione sociale e vittime di dolorose discriminazioni.
Per tutti la scelta di occupare nasce dalla mancanza di alternative e soluzioni istituzionali dignitose e praticabili. Di case popolari, ormai si sa, non se ne costruiscono più: troppo dispendiose per i nuovi modelli di welfare che puntano tutto sul sostegno a banche ed imprese. Per lo stesso motivo la finanziaria del governo Berlusconi ha tagliato 45 milioni di euro sullo stanziamento di 150 milioni previsto per i bonus casa con il rischio di un effetto retroattivo che manderà in morosità migliaia di famiglie che su quei soldi avevano fatto affidamento. Sono stati tagliati anche i fondi previsti dal decreto antisfratto di Ferrero per le città con piani straordinari sulla casa (per Roma si trattava di 40 milioni di euro). D’altro canto il governo promette per gli anni a venire un nuovo piano casa che porterà alla costruzione di migliaia di nuove abitazione, una pioggia di cemento e manna dal cielo per la potente lobby dei costruttori che a Roma dopo la vittoria del piano regolatore ora mira ad espandersi sull’agro-romano. Il preannunciato piano casa non parla però di edilizia popolare ma di social housing, esotica e non meglio precisata espressione che va nella direzione dell’incentivo all’acquisto e alla proprietà della casa lasciando ancora una volta fuori i ceti più deboli.
Intanto nelle nostre città le emergenze si accumulano, gli sfratti proseguono (il tanto sbandierato blocco riguarda solo gli sfratti per finita locazione di ultra 65enni e delle categorie protette e non anche gli sfratti per morosità che sono oltre l’80%).
Il consiglio comunale straordinario sul tema della casa voluto e ottenuto dai movimenti ha evidenziato l’assoluta mancanza di progettualità e soluzioni della nuova amministrazione sul delicato tema. E allora le occupazioni proseguono: tutti i movimenti per il diritto all’abitare attivi in città hanno prodotto nuove occupazioni da quando il sindaco Alemanno si è insediato. L’Assessorato alla casa di Antoniozzi è stato più e più volte occupato e numerose sono state le iniziative di mobilitazione sul tema casa. Ora però dentro una maggioranza, come altre in passato, incapace di gestire (e magari risolvere) le contraddizioni della città si fanno largo quelle correnti di estrema destra che da sempre si nutrono solo di campagne d’odio, razziste e intolleranti, mai una battaglia per i beni comuni, mai una lotta per la salute e l’ambiente solo ronde contro i rom, le prostitute o gli immigrati. I vari Santori, Gramazio, Storace pensano ora di risolvere il problema del calo di consensi con il solito vecchio metodo della demonizzazione e della repressione. E quindi i demoni, dopo i rom, sono ora gli occupanti di casa per i quali si chiede massima severità, sgomberi e chiusura di ogni spazio politico di trattativa. A completare il quadro anche la sostituzione del prefetto Mosca che aveva dimostrato di non piegarsi alla politica di quelli come Maroni, quelli dello sgombero facile e delle impronte ai minori rom. Il nuovo prefetto Pecoraro appena insediato ha subito dichiarato che a Roma non ci sono emergenze e l’incontro col sindaco si è potuto dilungare sulle tre problematiche percepite come centrali da questa amministrazione: rom, occupazioni abusive e cortei.
Ad ognuno il lavoro suo e questo è il lavoro dei prefetti. Quello che però la politica e le istituzioni non possono ignorare, anche perché non glielo permetteremo, sono le cause sociali da cui nascono i fenomeni di disagio di cui questa città che qualcuno vorrebbe vetrina è tutt’altro che priva. Non si può pensare ad una stagione di sgomberi senza soluzioni, di riaprire i residence per nascondere sotto il tappeto il problema di una città in mano ai palazzinari con 270.000 case vuote e decine di migliaia di persone senza casa. I movimenti per il diritto all’abitare hanno il comune obiettivo di casa, reddito e dignità per tutti e non si fermeranno di fronte a chi pensa di governare la crisi solo col manganello e pochi spicci.