La casa dello studente crollata a L'Aquila...i sogni, il futuro schiacciato dalle macerie. Oltre il dolore, resta la rabbia di chi sostiene fermamente che la morte degli otto studenti si poteva evitare: la palazzina era stata evacuata solo una settimana prima.Il terremoto che ha colpito lo scorso 6 aprile laregione Abruzzo, che ha provocato 295 morti e migliaia di sfollati, ha come emblema della fragilità e precarietà della vita, e di conseguenza dei sogni degli uomini, la triste ed ormai famosa casa dello studente aquilana, in via XX Settembre. Otto i ragazzi morti in questa struttura, che è crollata in seguito alla forte
scossa di quella terribile notte. La Costituzione italiana tutela il diritto allo studio, fino al più alto grado d'istruzione, dei meno abbienti, ma in Italia si sa le cose non sono mai così semplici. La privatizzazione di tutti gli enti che gestiscono il diritto allo studio in Italia, fa si che questi si trasformino in vere e proprie aziende, il cui unico interesse è il fattore meramente economico, a discapito del futuro, dei sogni ed ora anche della sicurezza dei più deboli. Giovani che già oggi sono precari, non solo del sistema,ma sono precari di un diritto allo studio fallace e instabile.
Gli studenti universitari fuori sede, abitavano la palazzina della tragedia, grazie ad un bando di concorso che “premia” non solo gli studenti meno abbienti, ma anche i più meritevoli.
Il bando per il Diritto allo studio a L'Aquila
Oggetto pertanto del servizio, sono i giovani studenti che non hanno alle spalle una famiglia in grado di poter provvedere totalmente all'istruzione dei propri figli. Ed è così che interviene l'Ente per il diritto allo studio, che inoltre elargisce questi diritto agli studenti solo ed esclusivamente se questi ultimi sostengono un determinato numero di esami universitari, tenendo conto anche della media. Ottime studenti, a dire di tutti, ma testimoniato in primis dalla loro permanenza nella residenza universitaria. Per l'anno accademico 2008/2009 i
posti alloggio messi a disposizione erano 261, di cui 199 presso la residenza di Via XX Settembre, fra questi anche posti alloggio riservati a studenti
diversamente abili.
tirare fuori ragazzi ancora vivi da sotto le macerie, loro erano tutti li. I più fortunati, chi era riuscito a scappare in tempo, chi non aveva passato la notte in casa, tutti li su quel marciapiede, troppo basso per crollare, li ad
aspettare segni dai loro amici, li a sperare e a credere che ce l'avrebbero fatta tutti, tutti gli inquilini della casa dello studente. Volti bassi,coperte piene di polvere sulle spalle, lacrime infinite, fermi ad aspettare una voce familiare,
una voce sentita chissà quante volte in quei lunghi corridoi, in quelle serate dove chi ti vive affianco non è solo un coinquilino, ma diventa parte della tua famiglia, in un posto dove non hai nessun altro a cui rivolgerti. Tornare a casa e trovare loro, i ragazzi dello studentato...con gli stessi problemi, le stesse difficoltà, ma con la stessa voglia di farcela.
Lunedì 30 marzo, la casa dello studente di Via XX Settembre venne evacuata per 3 ore, in seguito alle scosse avvertite in quei giorni dalla popolazione del luogo. La scossa di magnitudo 4, con intensità superiore rispetto alle precedenti fece tremare fortemente i pavimenti e i muri della struttura. Il custode della residenza quel giorno ha bussato a tutte le porte dei ragazzi, per farli uscire fuori, lo stesso custode che è deceduto nel crollo della palazzina. I ragazzi presenti nello studentato, spaventati, avevano chiesto in direzione un sopralluogo per accertare le condizioni della struttura, sopralluogo effettuato dall'architetto dell'Adisu Pietro Sebastiani (ndr). Dopo tre ore circa, ai ragazzi che erano al di fuori della struttura, è stato detto che potevano rientrare e che le lesioni presenti non destavano preoccupazione. Lo raccontano i superstiti. Maria Elena Faragasso, rappresentante degli studenti all'interno della Casa: “Quando l'architetto uscì, noi eravamo tutti sul prato di fronte lo stabile. Io andai da lui. Erano ormai le sette di sera e in qualità di rappresentante volevo sapere se la struttura era sicura, se potevamo tornare nelle nostre stanze. Mentre parlavo con lui era presente anche uno dei custodi. Io dissi anche: non sono venuta dalla Calabria per morire qui... L'architetto mi rispose che l'immobile era sicuro, che non c'era motivo di preoccuparsi. Ma quella notte non restammo in Casa, dormimmoquasi tutti in piazza Duomo".
La casa dello studente di via XX Settembre si è sgretolata come un castello di sabbia, al contrario in città esistono altre due case dello studente che
non hanno subito alcun danno, dopo la forte scossa: sono antisismiche. Sono di proprietà del comune dell'Aquila, costruite con soldi pubblici,circa 2,5 milioni di euro provenienti da fondi regionali. La prima casa si trova in zona Casale
Mariangeli, nel quartiere Coppito, l'altra casa dello studente terminata e mai abitata, si trova nella zona Roio Piano. In questi due stabili, in totale circa 75 posti letto, c'è tutto il necessario per gli studenti, servizi, bagni, infissi, materiale informatico e strumenti tecnologici, manca solo l'arredamento. Queste palazzine sono state ultimate diversi anni fa, ma nessun ragazzo le ha mai abitate. Questione di costi troppo elevati da sostenere, afferma l'amministrazione dell'Adisu,ma resta la terribile certezza che in quelle sedi i ragazzi sarebbero stati al sicuro e che i loro sogni non sarebbero stati spezzati, l'Italia avrebbe avuto un ottimo medico in più, un ottimo avvocato e altri 6 ottimi futuri professionisti.Non ci saranno, ma resta da capire con quale criterio un edificio pubblico può non avere scale d'emergenza e come mai quelle fondamenta non hanno retto alla scossa.
Da diversi giorni le varie Procure, dei paesi in cui risiedono tutti gli studenti fuori sede, stanno ascoltando i ragazzi come persone informate sui fatti, inoltre la maggior parte di loro si è presentata spontaneamente in questura...vogliono giustizia e vogliono sapere perché nessuno è stato i grado di tutelare la loro incolumità. E giusto che siano accertate le responsabilità, ed è di fondamentale importanza che chi ha commesso errori paghi...garantire un'istruzione ai meno abbienti non può prescindere dal garantir loro sicurezza, termine di cui va ricercato il vero e profondo significato.
