mercoledì 1 aprile 2009

CASA, REDDITO E DIGNITA'

di Giulia Bucalossi
Analisi e discussione sui coordinamenti di lotta per la casa e proposte alternative

(…)L’occupazione unisce storie note e meno note di ordinaria precarietà abitativa in questa folle città di Roma. Ci sono quelli della graduatoria (oltre 30.000) che aspettano da anni l’assegnazione di una casa popolare che non arriva mai, ci sono i precari giovani e non con posti di lavoro tipo IKEA 6 ore al giorno/600 euro al mese, ci sono gli sfrattati per morosità vittime quelli che “non si può pagare mille euro al mese”. Ci sono gli inquilini delle case degli enti pubblici che negli ultimi anni non hanno fatto altro che vendere il loro patrimonio creando nuovi piccoli proprietari ma soprattutto grandi speculazioni e grandi sofferenze per chi non potendo comprare è diventato un precario della casa: oggi circa 17.000 famiglie stanno lottando contro le dissennate dismissioni dell’immenso patrimonio Enasarco! Ci sono i più giovani, gli ex-studenti fuori sede che hanno cambiato decine di stanze in subaffitto e ora con l’occupazione cercano di contrapporre al lavoro precario una stabilità abitativa.
Ci sono anche storie particolari che raccontano la Roma dei ladroni dell’edilizia, storie come quella della maxi truffa della Coop. Casa Lazio che ha lasciato 2.500 famiglie senza casa e con un mare di debiti. Poi ci sono le tante storie dell’emergenza dura, le storie della dignità negata ad anziani e disabili, le storie dei migranti che tenuti fuori dall’inclusione sociale e vittime di dolorose discriminazioni.
Per tutti la scelta di occupare nasce dalla mancanza di alternative e soluzioni istituzionali dignitose e praticabili. Di case popolari, ormai si sa, non se ne costruiscono più: troppo dispendiose per i nuovi modelli di welfare che puntano tutto sul sostegno a banche ed imprese. Per lo stesso motivo la finanziaria del governo Berlusconi ha tagliato 45 milioni di euro sullo stanziamento di 150 milioni previsto per i bonus casa con il rischio di un effetto retroattivo che manderà in morosità migliaia di famiglie che su quei soldi avevano fatto affidamento. Sono stati tagliati anche i fondi previsti dal decreto antisfratto di Ferrero per le città con piani straordinari sulla casa (per Roma si trattava di 40 milioni di euro). D’altro canto il governo promette per gli anni a venire un nuovo piano casa che porterà alla costruzione di migliaia di nuove abitazione, una pioggia di cemento e manna dal cielo per la potente lobby dei costruttori che a Roma dopo la vittoria del piano regolatore ora mira ad espandersi sull’agro-romano. Il preannunciato piano casa non parla però di edilizia popolare ma di social housing, esotica e non meglio precisata espressione che va nella direzione dell’incentivo all’acquisto e alla proprietà della casa lasciando ancora una volta fuori i ceti più deboli.
Intanto nelle nostre città le emergenze si accumulano, gli sfratti proseguono (il tanto sbandierato blocco riguarda solo gli sfratti per finita locazione di ultra 65enni e delle categorie protette e non anche gli sfratti per morosità che sono oltre l’80%).
Il consiglio comunale straordinario sul tema della casa voluto e ottenuto dai movimenti ha evidenziato l’assoluta mancanza di progettualità e soluzioni della nuova amministrazione sul delicato tema. E allora le occupazioni proseguono: tutti i movimenti per il diritto all’abitare attivi in città hanno prodotto nuove occupazioni da quando il sindaco Alemanno si è insediato. L’Assessorato alla casa di Antoniozzi è stato più e più volte occupato e numerose sono state le iniziative di mobilitazione sul tema casa. Ora però dentro una maggioranza, come altre in passato, incapace di gestire (e magari risolvere) le contraddizioni della città si fanno largo quelle correnti di estrema destra che da sempre si nutrono solo di campagne d’odio, razziste e intolleranti, mai una battaglia per i beni comuni, mai una lotta per la salute e l’ambiente solo ronde contro i rom, le prostitute o gli immigrati. I vari Santori, Gramazio, Storace pensano ora di risolvere il problema del calo di consensi con il solito vecchio metodo della demonizzazione e della repressione. E quindi i demoni, dopo i rom, sono ora gli occupanti di casa per i quali si chiede massima severità, sgomberi e chiusura di ogni spazio politico di trattativa. A completare il quadro anche la sostituzione del prefetto Mosca che aveva dimostrato di non piegarsi alla politica di quelli come Maroni, quelli dello sgombero facile e delle impronte ai minori rom. Il nuovo prefetto Pecoraro appena insediato ha subito dichiarato che a Roma non ci sono emergenze e l’incontro col sindaco si è potuto dilungare sulle tre problematiche percepite come centrali da questa amministrazione: rom, occupazioni abusive e cortei.
Ad ognuno il lavoro suo e questo è il lavoro dei prefetti. Quello che però la politica e le istituzioni non possono ignorare, anche perché non glielo permetteremo, sono le cause sociali da cui nascono i fenomeni di disagio di cui questa città che qualcuno vorrebbe vetrina è tutt’altro che priva. Non si può pensare ad una stagione di sgomberi senza soluzioni, di riaprire i residence per nascondere sotto il tappeto il problema di una città in mano ai palazzinari con 270.000 case vuote e decine di migliaia di persone senza casa. I movimenti per il diritto all’abitare hanno il comune obiettivo di casa, reddito e dignità per tutti e non si fermeranno di fronte a chi pensa di governare la crisi solo col manganello e pochi spicci.

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