giovedì 28 maggio 2009

STUDENTI CLANDESTINI

a cura di Wafa Ahmed Said (Lab Autoriforma Adisu della Residenza universitaria di Tor Bella Monaca) e Carmelo R Mannarà (Lab Autoriforma Adisu del Mandrione)

Riprendendo un articolo di Massimo Calandri,giornalista di Repubblica,raccontiamo un esempio piccolo ma molto efficace del neoRazzismo di matrice italiana:
-Un giorno è entrata in aula la preside, ha preso un gessetto e si è messa a scrivere sulla lavagna un elenco di alunni.Ha fatto lo stesso in tutte le classi e nelle tre scuole del plesso, e quando non tracciava la sua lista era perché pronunciava ad alta voce i nomi degli studenti.Nomi di origine straniera. Nomi di presunti, futuri clandestini. Di prossimi fuorilegge.Nomi di ragazzi che nel corso dell’anno scolastico avrebbero compiuto il diciottesimo anno di età, e che non avevano chiarito la loro posizione ai sensi del futuro permesso di soggiorno.Perché in Italia si può diventare degli irregolari per quello che si è, non per quello che si fa: basta raggiungere la maggiore età e avere dei genitori privi di permesso, o peggio ancora residenti in una casa troppo piccola, o titolari di un reddito considerato insufficiente.Prudente e precisa, la preside – Rosanna Cipollina – ha redatto una sconcertante lista degli studenti «a rischio». E in qualche modo l’ha resa pubblica.Si è giustificata sostenendo di aver scritto quei nomi sulla lavagna perché temeva altrimenti di sbagliarne la pronuncia, e che quello era semplicemente un invito a presentare al più presto i relativi documenti in segreteria.Cosa che gli studenti hanno fatto puntualmente nei giorni successivi, ribadendo la loro «regolare» presenza sul territorio italiano.E’ successo nell’istituto professionale per il commercio Casaregis, a Sampierdarena, nelle altre due strutture scolastiche accorpate, l’istituto tecnico industriale Galilei e l’Einaudi.Diversi insegnanti hanno sottoscritto indignati una lettera, trasmessa al provveditore agli studi e alla stessa preside.Abbiamo provato a contattarla, ma non c’è stato nulla da fare.Ci sono purtroppo buone ragioni per credere che questa storia non finisca qui.L’inedito episodio, accaduto nei mesi scorsi, è tornato sulla bocca di molti in questi giorni in cui il Parlamento legifera sul reato di clandestinità.Lo ha ricordato anche Paolo Quatrida, segretario generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza: sono decine gli studenti di origine straniera che frequentano le superiori genovesi e compiono i diciott’anni nel corso di questo anno scolastico.Rischiano di finire tutti in una ignobile lista di proscrizione?«Un problema grave, una storia orribile», dice Quatrida. I minori extracomunitari non hanno bisogno di un permesso di soggiorno. «In genere gli istituti, quando raggiungono la maggiore età, fanno finta di niente: non vanno a verificare se gli studenti diventeranno automaticamente “regolari”. La questione diventa però inevitabile quando i ragazzi sostengono l’esame di maturità. In passato si è aggirato il problema grazie a visti temporanei.
Qualche tempo fa,raccontammo nell'articolo "Studenti per sempre all'Adisu",di come la società italiana ,e nel piccolo contesto dello Studentato di Tor Bella Monaca,sia diventata xenofoba e disintegrata.
A nostro avviso,partendo dalla nostra esperienza di vita in comunità studentesca,tutto parte da un cambio di mentalità,da un superamento di un provincialismo tipico italiano,delle diffidenze,del saper comunicare,del riuscire a non ghettizzarsi o rinchiudersi in se stessi,perchè il rispetto della dignita' umana è uno dei capisaldi dei grandi valori mondiali.Di qui, l'allarme per il registrarsi nel nostro paese di nuove manifestazioni preoccupanti, di esempi come la preside razzista o di Enti che considerano lo straniero come un essere insignificante, di provvedimenti disumani, della legalizzazione di partiti e associazioni chiaramente xenofobi,perchè nulla puo' giustificare il disprezzo e la discriminazione razziale. E tutto ciò con un aggravente in più: la non presenza negli organi legittimati di rappresentanza di forze antirazziste capaci di proporre provvedimenti che superino le differenze razziali e umane,mentre una preside si può permettere il lusso di scrivere dei nomi di "clandestini" alla lavagna.Di questi tempi qualsiasi cosa può accadere. Essendo sicuri che il peggio deve ancora arrivare,un solo grido di rabbia può accompagnarci: vergogna sistema italiano!

NO AL G8 IMMIGRAZIONE,SI ALLA RICOSTRUZIONE SOCIALE

martedì 26 maggio 2009

Casa dello studente,inchieste giudiziarie e non futuro

Esempi di disastri italioti
a cura di Alessandra Raccuglia (Lab Autoriforma Adisu di P.za de Cristofaris) e Carmelo R Mannarà (Lab Autoriforma Adisu del Mandrione)

ALLA RICERCA DELLE RESPONSABILITA'
Passaggi della relazione della corte dei conti del marzo 2003 che metteva il dito sulla malagestione dell’edilizia universitaria all’Aquila.

Vi si parla di «opere incompiute», di «manutenzione non attuata», di «eccessiva frammentazione dei lavori», di «affidamento immotivato a trattativa privata» o motivato in base a una normativa «largamente superata dalle leggi comunitarie». E soprattutto, a pagina 29, si legge che «una esatta programmazione delle esigenze dell’università dovrebbe avere come presupposto una rilevazione patrimoniale accurata, anche con riguardo al valore, allo stato e all’ubicazione degli immobili, cosa per la quale l’Università dell’Aquila resta ancora inadempiente».La tragica vicenda della Casa dello studente dell’Aquila è al centro dell’inchiesta aperta dalla procura del capoluogo. La notte del 6 aprile vi persero la vita otto studenti, ora è sotto sequestro, ma non è facile capire quali siano le responsabilità dell’ateneo. Con la svolta giudiziaria del caso Abruzzo si è già aperta la caccia ai responsabili del crollo ed è partito il gioco del cerino tra regione, università e comune. La gestione delle case albergo è affidata all’Adsu, l’azienda per il diritto allo studio regionale, ma non è chiaro quali fossero i rapporti con ateneo e comune visto che il presidente (uscente) del consiglio di amministrazione è Luca d’Innocenzo, neoassessore comunale anche con delega alla città universitaria, e che – dopo il terremoto – stanno spuntando case per gli studenti un po’ ovunque, mai utilizzate. L’ultima, il Casale Marinangeli, in grado di ospitare 35 persone e non danneggiata dal terremoto. Ma in passato si era parlato del palazzo ex-Inam, per il quale era stata avviata una trattativa con l’azienda sanitaria locale proprietaria dell’immobile. Solo pochi giorni prima della tragedia c’era chi denunciava una pesante sforbiciata ai fondi per il diritto allo studio universitario e il taglio dei posti letto a disposizione degli studenti meno abbienti.«Si passa da 7 milioni e 400mila euro dell’anno scorso ai 5 milioni previsti per quest’anno» scriveva Camillo D’Alessandro, 33 anni, capogruppo del Pd in regione, in un’interrogazione del 3 aprile 2009. Una scelta miope visto che atenei come quello dell’Aquila, con i suoi 27mila studenti (di cui la metà fuorisede), rappresentava la principale azienda della città. E qualche giorno prima 2700 studenti avevano firmato una petizione per ripristinare i fondi precedenti «che avevano consentito in questi anni l’espansione notevole di servizi alla generalità degli studenti e l’aumento considerevole dei posti letto».In realtà il rimpallo delle responsabilità di oggi è lo specchio di uno status ambiguo come quello del diritto allo studio in Italia. In teoria quando lo studente è a lezione è sotto la responsabilità dell’università, quando dorme di quella della regione. Nel terremoto del 6 aprile sono crollate anche aule universitarie, facoltà, uffici ma tutto è fortunatamente accaduto di notte. Come ammette Luciano Modica, senatore del Pd ed ex presidente della Conferenza dei rettori, «la questione del diritto allo studio in effetti non è mai stata risolta del tutto. Con la trasformazione dell’ex Opera universitaria in Adsu la competenza è passata alle regioni ma così non può continuare». Il rettore dell’Aquila, Ferdinando Di Iorio, dice di essere tranquillo sull’inchiesta della procura. Le carte raccolte dai magistrati parlano, tra una ristrutturazione e l’altra, del passaggio del “controllo” della Casa dello studente dalla regione all’università all’ente per il diritto allo studio, l’Adsu appunto, il cui responsabile tecnico, Pietro Sebastiani, architetto, non risulta ancora indagato ma dovrebbe essere presto sentito dalla procura.

Le uniche risposte che il sistema italiota può darci sono:
GIUSTIZIA E REDDITO

Il diritto allo studio è solo retorica nazionale

TERREMOTO: SI DIMETTE D'INNOCENZO, GESTIVA LA CASA DELLO STUDENTE

(ASCA) - L'Aquila - Si e' dimesso il presidente dell'Azienda per il diritto allo studio (Adsu) dell'Aquila, Luca D'Innocenzo. Motivando la sua scelta, D'Innocenzo ha denunciato ''la costante indifferenza della Regione Abruzzo nei confronti del diritto agli studi''. L'Adsu gestiva anche la Casa dello studente, tristemente nota perche' sotto le macerie sono rimasti otto giovani. Su quel crollo la Procura della Repubblica ha aperto un'inchiesta, considerata centrale per appurare la verita' su eventuali responsabilita' umane.D'Innocenzo ritiene ''inaccettabile il ridicolo balletto della Regione sulla proprieta' dell'edificio. Da quella notte - aggiunge - ora e' passato un mese e mezzo, abbiamo potuto leggere dai giornali che uno studio, che giudicava con 'criticita' strutturali' lo stabile della Regione, giaceva nei cassetti della Regione stessa''. Il dimissionario presidente Adsu, critica l'approvazione del bilancio regionale che, nonostante tutto, prevede ''quella vergognosa miseria iscritta al capitolo per le Adsu abruzzesi''. ''Sono risultati vani - conclude D'Innocenzo - tutti i tentativi per un incontro tra la Regione e l'Adsu al fine di affrontare la fase di emergenza, sia per la ripresa dell'attivita' amministrativa, sia per arrivare alle indispensabili modifiche al Piano regionale di indirizzo''

giovedì 21 maggio 2009

LA RIVOLTA DI TORINO

a cura di http://www.uniriot.org/

L'Italia è davvero un paese insopportabile e questo non tanto perché a governarlo c'è una solida maggioranza razzista e neocon, una maggioranza radicata nel tessuto produttivo, imbattibile nella scena mediatica, ma soprattutto per la mediocrità della sua opposizione. Un'opposizione senza coraggio né passioni. Basta leggere i giornali di oggi, meglio la Repubblica, o leggere le dichiarazioni di Franceschini per fare questa breve considerazione.

Quando sono esplosi gli studenti greci, al seguito dell'omicidio del povero Alexis, Ilvo Diamanti ha scritto per Repubblica analisi per nulla banali sul tratto comune della nuova generazione in lotta: dalla Francia all'Italia, dalla Grecia alla Spagna ‒ parafrasando le parole di Diamanti ‒ una generazione estranea al patto sociale alza la testa e pretende di riavere indietro il futuro che la precarietà le ha sottratto. Nelle scorse settimane, mentre in Francia venivano sequestrati i manager, Bernardo Valli ha dedicato pagine importanti all'anomalia d'oltralpe.


Il radicalismo francese è una sorta di modello da coccolare per la sinistra italica, sempre utile per ricordare a Berlusconi che anche la destra neocon più raffinata, quella di Sarkò, è tutt'altro che al sicuro. Poi Londra e l'assedio della City: per la prima volta capita di leggere Ezio Mauro e Massimo Giannini che si spingono a giustificare la rabbia anti-banche. Certo entrambi condannano la violenza, ma ratificano la necessità di un nuovo patto sociale contro la crisi. Aggiungo infine un elemento non marginale. L'Italia è un paese in cui le sue sinistre celebrano da quasi mezzo secolo i fasti del sessantotto studentesco. Un sessantotto senza operai e senza rivoluzione, indubbiamente, educato e pieno di buona società, comunque anno straordinario e senza pari. Nel sessantotto romano spicca un'esperienza che nessun politico della sinistra italica ha mai ripudiato: Valle Giulia.

Quanto accaduto ieri a Torino non si discosta molto, nella sostanza materiale, dai fatti di quarant'anni fa, così come, seppur con molte differenze, dalle rivolte greche e francesi. Ma ripercorriamo, fuori dalle menzogne giornalistiche, gli eventi torinesi. Almeno 10.000 studenti si mettono in corteo, giunti da tutta Italia, oltre che dalle facoltà torinesi. Desiderio condiviso da tutti è quello di violare la zona rossa, per dire basta a città militarizzate e per opporsi alle riforme universitarie. Migliaia di studenti dell'Onda hanno messo da parte la paura, quella propria della solitudine, e con il coraggio intenso dell'esperienza collettiva hanno provato a camminare, nonostante la polizia in assetto antisommossa cingesse d'assedio il castello del Valentino. Scudi di plexiglass e caschi a proteggere la propria testa dai tonfa. Poi le cariche, già violente il giorno prima. Manganelli, ma soprattutto tanti lacrimogeni, quelli al Cs di genovese memoria, come Mortola. Poi la difesa, agita tutti assieme, senza alcuna separazione tra buoni e cattivi. Immediata la gestione giornalistica: no global e violenti prendono l'Onda in ostaggio. Corriere e Repubblica sostanzialmente omogenei, per la prima volta da settembre.

Occorre dirlo a voce alta, in questo paese di razzisti e codardi, ieri migliaia di studenti dell'Onda hanno alzato la testa, nei confronti di chi alla contrattazione sociale ha sostituito l'autoritarismo. Dopo mesi di lotte gli studenti italiani hanno ricevuto porte chiuse e manganelli. Da che parte sta la violenza, quella vera, quella del potere cieco e sordo? Ieri a Torino c'era solo indignazione, forte e ragionevole.

Francesco Raparelli, Dottorando di ricerca in Filosofia politica

mercoledì 20 maggio 2009

"Confessioni italiane"

a cura di A. P.

Come molti miei compaesani, sono partito dall'Albania con l'intento di trovare una migliore realizzazione personale, qui in Italia anni fa. L'intenzione era quella di crescere in maniera diversa, in un paese straniero che conoscevo grazie alla televisione e alla radio. Un paese ricco, culturalmente invidiato da tutti, con una natura e paesaggi unici al mondo, con una capitale che profuma di storia ed antichità. Dalla scatola televisiva tutto ciò, incessantemente proiettato tra un biscotto Pavesini ed un piatto di pasta della Barilla, non poteva non far venire un certo appettito per la "nostra America". Va detto che non sono nè scappato di casa e ne ho divorziato dal mio paese, ma da semplice diciottenne ho deciso di "cambiare aria" ed aprirmi al paese dei sogni di tante generazioni di albanesi che fino ai primi anni Novanta, ascoltavano di nascosto il festival di Sanremo o Canzonissima, mettendo a repentaglio il proprio futuro (si poteva essere accusati di agitazione e propaganda dal regime autoritario comunista). Dopo nove anni vissuto nella nostra America, il sogno si è esaurito e la realtà confusa in cui si trova questo paese, mi impedisce di averne dei nuovi. Ho imparato tanto in questi anni, ho perfezionato il mio italiano, e sto consocendo l'Italia non più della televisione, ma semplicemente aprendo la porta di casa. Dalla tivù ho imparato a diffidare ed ultimamente anche a difendermi e dei biscotti e della pasta ne sono pieno. La più palese verità che si scopre quasi subito, è che non esiste un'unica Italia, ovvero che la differenza tra le parti del territorio sono enormi. Te ne accorgi dalla lingua parlata, dalle fisionomie, dalla cucina e anche, purtroppo, dalle diverse buste paga. Un paese diviso in unità territoriali artificiali, che qui chiamano regioni, e che negli ultimi anni la volontà politica prevalente le vorrebbe ancora più divise. Le poche occasioni di vedere il paese di Dante e di Petrarca, di Giulio Cesare e Garibaldi, veramente unito ed avvolto nello spesso velo di nazionalismo partiottico si hanno solo quando si vincono i mondiali di calcio, oppure come purtroppo accadde un mese fa in Abruzzo, nei casi di calamità naturali. Durante i mondiali però i balconi e le finestre, li vedi coperti dal tricolore e tutti cantano l'inno di Mameli. Comunque in entrambi i casi, dopo che il sipario cala, si ritorna normalmente alla divisone e alla diversità di tutti i giorni.
Aggiornando l'agenda del gossip e degli eventi di maggiore peso nella vita del bel paese (solitamente due o tre a settimana) quelle che da straniero mi hanno fatto riflettere di più sul presente e sul futuro, sono state le polemiche e le lunghe discussioni sull'immigrazione. I timonieri della maggioranza politica italiana hanno cambiato decisamente rotta e giornali e le reti televisive danno una mano importante. L'immagine della "nostra America" stà cambiando. Addirittura nelle coste del Maghreb, alle immagini dei biscotti e della pasta sono subentrate pubblicità finanziate dal governo italiano che invitano chi le guarda a non credere più alla terra promessa e di rinunciare al lungo viaggio via mare che ti porta nel mondo delle opportunità. Chi non aveva capito il messaggio, o chi la tivù non ce l'ha e si è messo comunque sù un barcone diretto verso "Eldorado", poco tempo fà è stato rimandato indietro come un criminale. Come si sente dire in questi giorni : "La pacchia è finita!!!".
Multiculturalismo, integrazione, globalizzazione e sicurezza, se prima erano dei vocaboli poco compresi o complicati, oggigiorno si sono svuotati di qualsiasi senso. Nel paese di Pulcinella alcuni attori rilevanti si sono stancati di ospitare ingrati rubano il lavoro agli italiani, dei comunitari ex extracomunitari che sanno solo stuprare, degli infedeli barbuti che pregano un dio integralista, degli zingari orchi, del kebab che sminuisce la pizza ecc, ecc, ecc. Il multiculturalismo tradotto in italiano contemporaneo significa differenza tra gli immigrati considerati come un gruppo omogeneo di stranieri e i terroni e i polentun considerati come un popolo omogeneo di italiani. Integrazione significa arrangiarsi privatamente per sopravvivere. Globalizzazione significa solo libera circolazione di capitali e di merci, ma mai delle persone. Sicurezza significa paura, ronde, militarizzazione dei centri urbani e per tagli ai fondi della polizia di Stato. Non sò quanto tempo rimane ancora fino ad una eventuale "notte dei cristalli".
Così descritto, questo paese sembrerebbe pronto al collasso e al delirio collettivo, ma queste sono solo le prime avvisaglie di una tendenza xenofoba che caratterizza in generale, un'Europa in piena crisi morale ed economica. E si sa, in tempo di crisi la frustrazione popolare, incitata acneh da complessi segmenti politici e massmediatici si riversa quasi sempre sull'annello debole della società, noi, gli immigrati, considerati una minaccia alla "Compatta Nazione"e non più una risorsa (economicamente sfruttata al massimo). Per anni, noi che stavamo dalla parte orientale della cortina di ferro, siamo stati accusati di violare diritti, creare terrore, negare libertà ed impedire lo sviluppo, da parte di coloro che stando dalla parte occidentale, si professavano paladini della giustizia e padroni assoluti di una superiorità morale e democratica indiscussa.
Dopo solo venti anni, dallo squarcio di quella cortina e con l'afflusso di masse di disperati verso i paesi virtuosi e paradisiaci, i promotori della democrazia all'occidentale si stanno adesso sconfessando da soli, giorno dopo giorno. Comunque la speranza è l'ultima a morire, ma non lo so come se la possano cavare la dignità ed il rispetto...Mi manca l'Italia che consocevo da ragazzino.

19 maggio 2009 - 10.000 studenti dell'Onda contro il G8 university summit di Torino

"il desiderio é l'essenza dell'uomo" B.Spinoza

cronaca della giornata a cura di La Repubblica di Torino
http://torino.repubblica.it/dettaglio/la-cronaca/1636462/2



La cronaca
14.53 l'esponente del pdci torinese parla de "Le ragioni della giusta protesta degli studenti"Il segretario regionale del Pdci piemontese: "Gli scontri e le intemperanze sono sempre da condannare ma questo non deve offuscare le ragioni della giusta protesta degli studenti". "Gli studenti manifestano contro coloro che vorrebbero trasformare il diritto all'istruzione per tutti in un privilegio riservato alle classi più abbienti, ad esempio privatizzando le università e trasformandole in fondazioni".

14.42 I rettori: "Siamo aperti al dialogo con gli studenti"I rettori che hanno partecipato al G8 dell'Università, confermano la disponibilità al confronto con gli studenti. Nella conferenza stampa finale del vertice svoltasi proprio mentre fuori dal castello del Valentino stavano verificandosi gli scontri tra forze dell'ordine e manifestanti, a prendere la parola è stato per primo il rettore del politecnico di Torino, Francesco Profumo, che già ieri aveva avanzato una disponibilità all'incontro. "Credo ci sia un malessere generale tra gli studenti nel quale mi riconosco -ha spiegato- per questo siamo disponibili ad avviare un confronto consapevoli che le questioni che loro pongono sono anche le nostre".

14.38 Diciannove gli agenti contusi. Fonti della Questura di Torino confermano che tra gli uomini delle forze dell'ordine ci sarebbero almeno 19 tra contusi e feriti. Si tratta di due carabinieri e 17 agenti di Polizia. Ancora nessun bilancio invece da parte dei manifestanti. Confermata la notizia di due fermati nei momenti più accesi degli scontri.

14.31 Gli studenti tornano a Palazzo Nuovo. Alle 15 ASSEMBLEA Lasciato il Castello del Valentino, gli studenti sono tornati nei pressi di Palazzo Nuovo, sede delle Facoltà Umanistiche, dove hanno terminato la manifestazione di protesta. Un rappresentante dell'Onda ha ringraziato tutti i partecipanti ed ha annunciato che alle 15 ci sarà un momento di confronto tra gli studenti. Successivamente tutti i manifestanti ritorneranno a casa

14.22 "La provocazione è il G8" Così dichiara un esponente del pdci "La vera e unica provocazione è quella dell'aver organizzato il cosiddetto G8 dell'Università". La prima reazione politica arriva dal segr. reg. del pdci. "Gli scontri e le intemperanze - afferma - sono sempre da condannare ma tutto questo non può e non deve offuscare le ragioni della giusta protesta degli studenti nei confronti di coloro che vorrebbero trasformare il diritto all'istruzione per tutti in un privilegio riservato alle classi più abbienti, ad esempio privatizzando le università e trasformandole in fondazioni".

14.18 Al Valentino situazione tranquilla Nella zona del Castello del Valentino, sede del vertice dei rettori, la situazione è tornata alla normalità. Le forze dellordine continuano comunque a presidiare l'area che era stata chiusa al traffico.

14.06 Due agenti feriti Il primo bilancio degli scontri è di due agenti feriti. Non si sa ancora quanti siano i manifestanti feriti o contusi. Diverse le ambulanze che attracersano a sirene spiegate il centro

14.04 Un rientro apparentemente tranquilllo Una parte consistente del corteo sta rientrando lungo via Accademia Albertina dopo aver superato corso Vittorio Emanuele II.

14.02 Un elicottero controlla dall'alto. Da oltre un'ora un elicottero della polizia sta controllando dall'alto la situazione al castello del Valentino. Il rombo del velivolo si sente distinatamente in tutte le strade del centro.

14.00 Aria irrespirabile in corso Marconi In questo momento l'aria in corso Marconi è resa irrespirabile dai lacrimogeni lanciati nel corso degli incidenti.

13.58 Il corteo torna a Palazzo Nuovo Lo spezzone più consistente del corteo sta tornando verso Palazzo Nuovo e la sede della Palazzina Aldo Moro.In terra sono rimaste decine di sassi e cubetti di porfido. Alcuni cassonetti sono stati rovesciati nelle vie attorno al Valentino

13.50 scatta la tregua Ci sono cassonetti rovesciati, pietre per terra, bastoni e altro materiale contundente. Molte persone hanno cercato vie di fuga attraverso le case della zona. Al momento la guerriglia sembra finita.

13.48 Il corteo si disperde Dopo le cariche della polizia e dei carabinieri una parte del corteo si è disperso tra corso Marconi e via Nizza. Alcuni manifestanti che si erano rifugiati in alcuni palazzi sono stati inseguiti e bloccati dagli agenti. Secondo alcune voci raccolte tra i leader della manifestazione ci sarebbero tre fermati.

13.36 Cariche e lacrimogeni Primi incidenti al corteo degli studenti che protestano contro l'University Summit in corso nella residenza reale di corso Massimo D'Azeglio. Le forze dell'ordine hanno compiuto alcune cariche con lacrimogeni dopo che un gruppo di partecipanti allamanifestazione aveva fatto esplodere alcune bombe carta e lanciato dei fumogeni.

11.30 Il corteo Ad aprire la manifestazione partita da Palazzo Nuovo una coreografia con delle onde in gommapiuma. Nel mirino le banche e alcune agenzie di lavoro interinale. Lanci di uova e fumogeni contro l'agenzia Unicredit di via Pietro Micca. L'ingresso della Banca Sai di corso Vittorio è stato bloccato con delle catene. Scritte sulle vetrine dell'agenzia G.B, Job. Centinaia gli agenti che controllano la manifestazione. Alcuni ragazzi denunciano "fermi preventivi" su tram e bus.

10.30 I preparativi I disordini di ieri ed alcune scritte comparse nei dintorni dell'università nei giorni precedenti suscitano timori sul fatto che possano esserci all'interno del Movimento degli studenti frange più facinorose. Il Movimento è, comunque, quello dell'Onda anomala, che si è costituito nella "Rete contro il G8" insieme ad altre associazioni e che è stato, quest'autunno l'anima della protesta contro i decreti Gelmini e Tremonti

sabato 16 maggio 2009

Macerie e indifferenza. PostPietismo

"I giorni felici li viviamo senza accorgercene, e solo quando arrivano quelli brutti tentiamo invano di richiamarli indietro." A. Schopenhauer
Lettera Ex Residenti Casa dello Studente via XX Settembre, L'Aquila
All' Adsu di L'Aquila, Università degli studi dell'Aquila, Regione Abruzzo, Ministero dell' Istruzione dell'Università e della Ricerca, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Presidenza della Repubblica
Siamo un gruppo di studenti che risiedeva nella “Casa dello Studente” di Via XX Settembre colpita dal sisma del 6 Aprile, in questi giorni tanto si è parlato inevitabilmente, di quella casa , di quelle vittime, dei possibili scandali, degli eventuali responsabili e di quant'altro, ma a più di un mese dall'evento sismico nessun interesse, invece, è stato rivolto a noi giovani studenti, sopravvissuti al crollo della struttura, che abbiamo voglia di andare avanti e di ritornare alla normalità, normalità imprigionata sotto quelle stesse macerie che non solo hanno portato via amici cari, ma che hanno anche sotterrato tutti i nostri beni necessari per poter ricominciare.E' giusto ricordavi che chi stava alla casa dello studente usufruiva di una borsa di studio, visti i bassi redditi familiari, quindi noi più di altri abbiamo bisogno in questo particolare momento, di immensa difficoltà, di aiuti concreti ed immediati (non possiamo aspettare il termine delle inchieste) per poterci liberare da quelle catene che ci tengono legati sul Caucaso della nostra vita, aggrediti da quegli avvoltoi che ogni giorno divorano frammenti del nostro fegato con l'unica differenza che noi non siamo immortali.Quello che chiediamo è di poter ripartire da subito, da quei vestiti, accessori, libri, computer portatili, che acquistati con non pochi sacrifici e andati perduti tra le macerie della casa, sono fondamentali per ritornare a "vivere" e soprattutto per riprendere i nostri studi.
Le macerie hanno portato via i nostri amici, l'indifferenza rischia di portar via il nostro avvenire.
a cura di Giulio ex 211,Roberto ex 419,Francesca ex 219,Eugenio ex 417,Luigi ex 406,Paola ex 217,Horlando ex 202,Giada ex 311,Chiara ex 312,Cinzia ex 309, Hisham ex 409,Stefania ex 310,Ana Paola ex 310,Daniela ex 117,Catia ex 118,Giuseppe ex 212,Paolo ex 207,Elvira ex 309,Renato ex 409,Lucia ex 311,Roberta ex 307,Carmela ex 116,Nadia ex 116,Loriana ex 303, Alessandro ex 209,Anna Grazia ex 304,Cristina ex 304 e gli altri ex residenti.

venerdì 15 maggio 2009

I pregiudizi e la falsa sicurezza

a cura di Antonella Lenoci (Lab Autoriforma Adisu del De Lollis)

I quotidiani avvenimenti di ordinario razzismo che coinvolgono la nostra società dovrebbero indurci a riflettere sulle dinamiche che investono tali fenomeno e sull'indifferenza che lo accompagna, “come se la qualità di uomo annullasse quella di persona”.Tutto il mondo vive situazioni di disagio, a distanza di secoli non si è mai raggiunta una reale situazione di pari opportunità fra bianchi e neri in America, o una reale uscita dall’apartheid in Sud Africa, anzi sembra che nel mondo rinascano e si ripropongono teorie razziali. In Italia permane una situazione simile, che vede la convivenza multiculturale come un sicuro e certo pericolo, come un inquinamento di quella che è la nostra identità. Oggi assistiamo ad escamotage retoriche che professano un razzismo più "democratico" o che almeno cosi vuol dar l’impressione d'essere (non ho nulla contro gli stranieri ma…). Affermazioni che cercano una continua giustificazione a comportamenti spesso sbagliati, frutto di stereotipi e di pregiudizi verso questa gente, colpevole di avere un colore di pelle differente rispetto a quello della tradizione italiana o tragicamente colpevoli di non essere nati nel suolo del Bel Paese. Oggi sembra che grazie agli immigrati si riscoprano le tradizioni italiane, sembra che grazie a loro assistiamo al riaccendersi della fiammella del nazionalismo. Strano pensare come questo nazionalismo sia ri-nato, proprio in coloro che hanno da sempre cercato e voluto un decentramento dello Stato, coloro che hanno sempre deriso e beffeggiato una bandiera, una costituzione ed anche un inno, eppure sono loro ora che si ergono a protettori della patria, salvandoci da una sicura invasione e sono sempre loro che hanno a cuore la nostra sicurezza, compresa la sicurezza del Sud, che hanno il dovere morale di proteggere dall’invasione straniera. Stranieri che vogliono imporre le loro regole, le loro tradizioni ed i loro costumi. Ritorna il tema della lotta contro l’altro, contro l’estraneo, oggi si parla di xenofobia, di eterofobia, di etnocentrismo, e di razzismo tutti termini tesi ad indicare questa avversione contro l’altro, diverso da noi, un altro in contrapposizione ad un noi. Queste sono categorie contrapposte, che esistono in quanto tali, un noi esiste in quanto non è un altro, termini contrapposti che si sostengono a vicenda. La paura del declino della nostra cultura, delle nostre tradizioni, magari anche della nostra intelligenza, ci riporta indietro ad avvenimenti accaduti negli anni Venti. Esattamente al colossale progetto che fu Army Mental Test, effettuato durante la prima guerra mondiale, nel quale si applicarono a tappeto reattivi mentali alle reclute, di ogni provenienza geografica e di ogni classe sociale, i ricercatori ritennero di poter dimostrare che il livello medio di intelligenza del popolo degli Stati Uniti d’ America era in netto calo a causa della presenza degli immigrati e della gente di colore, i quali sempre secondo l’esperimento avevano un livello intellettivo molto più basso. Nonostante gli stessi ricercatori, confermarono successivamente quanto questo test fosse stato viziato, e quanto i dati erano inattendibili, le autorità americane lo sfruttarono come strumento sul quale basare la propria politica, in materia di immigrazione. Molte le restrizioni, scaturite dai “risultati”di questo esperimento, in materia d’immigrazione, vi furono ostacoli assai maggiori per i matrimoni misti, e in alcuni casi si arrivò anche ad una sterilizzazione di determinate persone, considerati meno intelligenti di tutti, in modo tale da cercare di limitare il contagio della razza americana, cercando di tenere lontano il più possibile, la prospettiva del crogiuolo degli Stati Uniti d’America. L’atteggiamento della popolazione, non è poi tanto distante da questi comportamenti avvenuti quasi un secolo fa, e l’immigrato viene visto con occhio ancor più sospetto, quando ci si rende conto che fa parte di una comunità. L’immigrato diviene consapevole di appartenere ad un gruppo, di una stessa unità sociale, ciò implica la presa d’atto di occupare un posto ben preciso in un determinato gruppo. I vari membri di un gruppo, si sentono tali quando condividono una qualche forma d’identità comune, che li porta a distinguersi da altri gruppi. Teorizzatore di ciò è Tajfel, secondo il quale l’identità sociale è quella parte della concezione del Sé, che scaturisce dalla consapevolezza di condividere con gli altri membri l’appartenenza ad un gruppo sociale specifico. Per Mead, padre fondatore della psicologia sociale, anche il Sé nasce da un’interazione sociale, vista come un continuo processo di scambi e negoziazioni di significati, dell’agire reciproco tra attori sociali. Mead scrive che “il comportamento di un individuo può essere compreso solo nei termini del comportamento dell’intero gruppo sociale di cui egli fa parte, dal momento che i suoi atti individuali sono connessi ad atti più vasti, di carattere sociale, che lo oltrepassano e che implicano gli altri membri del gruppo”. Questo gruppo e la sua consistenza costituiscono nel nostro immaginario, un pericolo, il che ci induce ad assumere comportamenti basati su costruzioni sociali, situate in un determinato periodo storico ed in una precisa comunità. Questi atteggiamenti cambiano anche a seconda del periodo, e a seconda di chi ha commesso più crimini in un determinato lasso di tempo, o per lo meno di quello che viene trasmesso a noi, attraverso il processo di selezione delle notizie, che segue criteri ben lontani dall’etica. Il sensazionalismo dei fatti di cronaca che hanno per protagonisti negativi, persone appartenenti a determinate nazionalità è una variabile determinante nella costruzione di atteggiamenti e di stereotipi. Gli stereotipi sono generalizzazioni cognitive, in base alle quali vengono attribuite caratteristiche identiche a tutti i membri del gruppo, senza tener conto delle loro molteplici ed infinite differenze interne. È una visione semplificata e largamente condivisa su un luogo, un oggetto, un avvenimento o un gruppo riconoscibile di persone accomunate da certe caratteristiche o qualità. La fobia per una cultura diversa dalla propria, e l’intrinseca propria superiorità, ci impediscono di comprendere come la crescita della civiltà non sarebbe stata possibile se l’ uomo non avesse apprezzato e assimilato pratiche diverse dalla propria. Se da un lato lo straniero è visto con diffidenza, dall’altro affascina l’immaginario. Da sempre lo straniero è oggetto di studio, Simmel prende come oggetto della sua speculazione lo “straniero”, ossia colui che arriva in un luogo estraneo e ci vuole restare ed assimila i tratti tipici della società di accoglienza, ma lo condiziona il non fare parte della nuova società fin dall’inizio. È questa la motivazione che Simmel appone al rimane “sospeso a metà”, dello straniero, fra il vicino ed il lontano, in bilico fra l’appartenere ed il non appartenere. Allo stereotipo si aggiunge il pregiudizio, che non è solo un giudizio dato a priori, ma è un condizionamento che offusca il vedere realmente. Gli immigrati che vivono nel nostro paese, fanno i conti tutti i giorni con stereotipi, con pregiudizi e con il potere distruttivo che i media possono avere sulla loro percezione da parte degli autoctoni. I media che molto spesso non fanno altro che contribuire a costruire quell’immagine negativa e deviante che già l’animo umano produce in chi ha paura di essere derubato della propria identità, ancora una volta la paura. Ma la costruzione della paura, vedi la campagna elettorale o il pachetto sicurezza o i militari armati nelle nostre città, può innebbiare le menti anche di noi giovani? Con l'approvazione del pacchetto sicurezza, abbiamo perso la nostra dignità... non identità, il che è peggio.

Contro regionalizzazione e privatizzazione, reddito per tutti


a cura di Carmelo R Mannarà (Lab Autoriforma Adisu del Mandrione)

Il 14 maggio 2009 dalla sala stampa della Regione Lazio viene lanciato un comunicato
dove l'attuale Assessore regionale al diritto allo studio Silvia Costa, nell'inaugurazione in via Mario Angeloni dell'ennesima ridicola residenza universitaria nei pressi della zona di tor vergata, annuncia la fine della gestione commissariale dell'Agenzia del diritto allo studio universitario nella Regione Lazio e l'ingresso in essa del Consorzio Pegaso. Tale Consorzio ha rappresentato una novità assoluta nella storia delle Adisu, le aziende per il diritto allo studio universitario. Si occupa di alcuni servizi agli studenti universitari, in particolare quelli relativi alle residenze e in generale alla questione abitativa e logistica, come monitorare ad esempio la residenza universitaria crollata nel terremoto in Abruzzo di qualche settimana fa a L'Aquila. Nasceva con lo scopo di migliorare la condizione abitativa studentesca, automaticamente risolvere i subaffitti interni, migliorare le condizioni delle Residenze con lo scopo di introdurre una maggiore razionalizzazione dell’intervento regionale in materia di diritto allo studio. Come premio, come annuncia l'Assessore,diviene parte integrante dell'Agenzia del Diritto allo Studio universitario.
Mentre gli affitti in nero che pagano gli studenti sono solo nelle zona adiacente l'Università La Sapienza pari al 70%, l'Assessore compie la sua ennesima mossa elettoralistica,di risalto mediatico,che non risolve i problemi degli Studentati, dei Studenti, dei Giovani, dei Precari, dei Lavoratori delle pulizie, ma garantisce nuovi posti di lavoro per i manager stessi, con la nomina di un Presidente Adisu, e di altri 5 Presidenti delle Adisu Territoriali ed il proseguimento della lottizzazione politica.
E così, mentre al centinaio di studenti dell'Abruzzo ospitati nelle residenze universitarie romane i dirigenti Adisu, dopo il pietismo, ribadiscono la non presenza di fondi finanziari destinati ai loro bisogni e che possono usufruire gratuitamente solo di pasti e momentaneamente del posto alloggio, vengono inaugurate inutili Residenze, di cui non si conosconi i destinatari, e ribadito il potere della Regione e dei Privati nella gestione dei fondi destinati agli Studenti.
La Costruzioni di Posti alloggi lontani anni luce dagli spazi culturali e sociali, come nel caso della Residenza universitaria in via dell'Archeologia a Tor Bella Monaca è la risposta di miglioramento della vita qualitativa degli Studenti, luoghi dove invece servirebbero più interventi di riqualificazione e miglioramento dei servizi destinati ai cittadini, e creazione di spazi sociali e di politiche di intervento sui minori.
La casa è mia, non ci puoi speculare, cara inutilità di nome Adisu.
Chiediamo Reddito, una casa, non le vostre ridicole residenze o infami borse.

Reddito e Libertà

giovedì 14 maggio 2009

Il socialismo ha fallito,il capitalismo è in bancarotta. Cosa succederà adesso? (Micromega - 8 maggio 2009)

di Eric Hobsbawn,storico e accademico britannico. E' presidente del Birbeck College dell'Università di Londra, e autore di numerose opere di storia contemporanea, la prima delle quali è stata Primitive Rebels: studies in archaic forms of social movement in the 19th and 20th centuries (1962). E, tra le altre,The Age of Revolution: Europe 1789-1848, The Age of Capital: 1848-1875, The age of extremes 1914-1991, etc. La sua pubblicazione più recente è On Empire: America, War, and Global Supremacy (2008).

Qualunque logotipo ideologico adottiamo, lo spostamento dal mercato libero all'azione pubblica dovrà essere molto maggiore di quanto i politici immaginano.

Il XX secolo è già alle nostre spalle, ma non abbiamo ancora imparato a vivere nel XXI, o almeno a pensarlo in modo appropriato. Non dovrebbe essere così difficile come sembra, dato che l'idea fondamentale che ha dominato l'economia e la politica nel secolo scorso è scomparsa, chiaramente, nel tubo di scarico della storia. Avevamo un modo di pensare le moderne economie industriali -in realtà tutte le economie-, in termini di due opposti che si escludevano reciprocamente: capitalismo o socialismo.Abbiamo vissuto due tentativi pratici di realizzare entrambi i sistemi nella loro forma pura: da un lato le economie a pianificazione statale, centralizzate, di tipo sovietico; dall'altro l'economia capitalista a mercato libero esente da qualsiasi restrizione e controllo. Le prime sono crollate negli anni '80, e con loro i sistemi politici comunisti europei; la seconda si sta decomponendo davanti ai nostri occhi nella più grande crisi del capitalismo globale dagli anni '30 ad oggi. Per certi versi è una crisi più profonda di quella, nella misura in cui la globalizzazione dell'economia non era a quei tempi così sviluppata come oggi e la crisi non colpì l'economia pianificata dell'Unione Sovietica. Ancora non conosciamo la gravità e la durata della crisi attuale, ma non c'è dubbio che vada a segnare la fine di quel tipo di capitalismo a mercato libero che si è imposto nel mondo e nei suoi governi nell'epoca iniziata con Margaret Thatcher e Ronald Reagan.L'impotenza, quindi, minaccia sia coloro che credono in un capitalismo di mercato, puro e destatalizzato, una specie di anarchismo borghese; sia coloro che credono in un socialismo pianificato incontaminato dalla ricerca del profitto. Entrambi sono in bancarotta. Il futuro, come il presente e il passato, appartiene alle economie miste dove il pubblico e il privato siano reciprocamente vincolati in un modo o nell'altro. Ma come? Questo è il primo problema che si pone oggi a noi tutti, e in particolare a quelli di sinistra.Nessuno pensa seriamente di ritornare ai sistemi socialisti di tipo sovietico, non solo per le loro carenze politiche ma anche per la crescente indolenza e inefficienza delle loro economie, anche se questo non deve portarci a sottovalutare le loro impressionanti conquiste sociali ed educative. D'altro canto, finché il mercato libero globale non è esploso l'anno scorso, anche i partiti socialdemocratici e moderati di sinistra dei Paesi del capitalismo del Nord e dell'Australasia si erano impegnati sempre di più nel successo del capitalismo a mercato libero. Effettivamente, dal momento del crollo dell'URSS ad oggi non ricordo nessun partito o leader che denunciasse il capitalismo come una cosa inaccettabile. E nessuno era così legato alle sue sorti come il New Labour, il nuovo laburismo britannico. Nella sua politica economica, tanto Tony Blair che Gordon Brown (e questo fino all'ottobre del 2008) potevano essere definiti senza alcuna esagerazione come dei Thatcher in pantaloni. E lo stesso vale per il Partito Democratico degli Stati Uniti.L'idea fondamentale del nuovo Labour, a partire dal 1950, era che il socialismo non fosse necessario, e che si poteva aver fiducia che il sistema capitalista facesse fiorire e generare più ricchezza di qualsiasi altro sistema. I socialisti non dovevano fare altro che garantire una distribuzione egualitaria. Ma a partire dal 1970 la crescita accelerata della globalizzazione creò sempre più difficoltà e sgretolò fatalmente la base tradizionale del Partito Laburista britannico, e per la verità alle politiche di aiuto e sostegno di qualsiasi partito socialdemocratico. Molte persone, negli anni ‘80, pensarono che se la nave del laburismo non voleva colare a picco, cosa che era una possibilità reale, dovesse mettersi al passo con i tempi.Ma non fu così. Sotto l'impatto di quello che vedeva come la rivitalizzazione economica thatcherista, il New Labour, a partire dal 1997, si bevve tutta l'ideologia, o piuttosto la teologia, del fondamentalismo del mercato libero globale. Il Regno Unito deregolamentò i suoi mercati, vendette le sue industrie al miglior offerente, smise di fabbricare beni per l'esportazione (a differenza di Germania, Francia e Svizzera) e puntò tutto sulla sua trasformazione in centro mondiale dei servizi finanziari, e di conseguenza in paradiso dei riciclatori multimilionari di denaro. Così l'impatto attuale della crisi mondiale sulla sterlina e l'economia britannica sarà probabilmente più catastrofico di quello su ogni altra economia occidentale e questo renderà la guarigione più difficile.E' possibile affermare che ormai tutto questo è acqua passata. Che siamo liberi di tornare all'economia mista e che la vecchia scatola degli attrezzi laburista è qui a nostra disposizione -compresa la nazionalizzazione-, così che non dobbiamo far altro che utilizzare di nuovo questi attrezzi che il New Labour non avrebbe mai dovuto smettere di usare. Comunque questa idea fa pensare che sappiamo come usare questi attrezzi. Non è così.Da un lato non sappiamo come superare l'attuale crisi. Non c'è nessuno, né i governi, né le banche centrali, né le istituzioni finanziarie mondiali, che lo sappia: tutti questi sono come un cieco che cercasse di uscire da un labirinto dando colpi alle pareti con bastoni di ogni tipo nella speranza di trovare la via d'uscita.Dall'altro lato sottovalutiamo il persistente grado di dipendenza dei governi e dei responsabili delle politiche dai dogmi del libero mercato, che tanto piacere gli hanno regalato per decenni. Si sono forse liberati del principio fondamentale per cui l'impresa privata orientata al profitto è sempre il mezzo migliore e più efficace di fare le cose? O che l'organizzazione e la contabilità imprenditoriali dovrebbero essere i modelli anche per la funzione pubblica, l'educazione e la ricerca? O che il crescente abisso tra i multimilionari e il resto della gente non sia tanto importante, dopotutto, sempre che tutti gli altri -eccetto una minoranza di poveri- stiano un po' meglio? O che quello di cui ha bisogno un Paese, in qualsiasi caso, è il massimo di crescita economica e di competitività commerciale? Non credo che abbiano superato tutto questo.Comunque una politica progressista richiede qualcosa in più di una rottura più netta con i principi economici e morali degli ultimi 30 anni. Richiede un ritorno alla convinzione che la crescita economica e l'abbondanza che comporta siano un mezzo, non un fine. Il fine sono gli effetti che ha sulle vite, le possibilità vitali e le aspettative delle persone.Prendiamo il caso di Londra. E' evidente che a tutti noi importa che l'economia di Londra fiorisca. Ma la prova del fuoco dell'enorme ricchezza generata in qualche parte della capitale non è il fatto di aver contribuito al 20 o 30% del PIL britannico, ma come questo ha influito sulle vite dei milioni di persone che vivono e lavorano lì. A che tipo di vita hanno diritto? Possono permettersi di vivere lì? Se non possono, non è per niente una compensazione il fatto che Londra sia un paradiso dei super-ricchi. Possono ottenere posti di lavoro pagati decentemente, o nella realtà un lavoro qualsiasi? Se non possono, a che serve tutto questo affannarsi per avere ristoranti da tre stelle Michelin, con chef diventati essi stessi stelle. Possono mandare i loro figli a scuola? La mancanza di scuole adeguate non si compensa con il fatto che le Università di Londra possano allestire una squadra di calcio fatta di vincitori di premi Nobel.La prova di una politica progressista non è privata ma pubblica, non solo importa l'aumento del reddito e del consumo dei privati ma l'ampliamento delle opportunità e, come le chiama Amartya Sen, delle capabilities -capacità- di tutti per mezzo dell'azione collettiva. Ma questo significa -deve significare- iniziativa pubblica senza fini di profitto, neanche se fosse solo per redistribuire l'accumulazione privata. Decisioni pubbliche dirette a conseguire un miglioramento sociale collettivo dal quale tutti ne guadagnerebbero. Questa è la base di una politica progressista, non la massimizzazione della crescita economica e del reddito personale.In nessun ambito questo sarà più importante che nella lotta contro il problema più grande che ci troviamo ad affrontare in questo secolo: la crisi dell'ambiente. Qualsiasi logotipo ideologico adottiamo, ciò significherà uno spostamento di grandi dimensioni dal libero mercato all'azione pubblica, un cambiamento più grande di quello proposto dal governo britannico.E, tenuto conto della gravità della crisi economica, dovrebbe essere uno spostamento rapido. Il tempo non è dalla nostra parte.

fonte http://temi.repubblica.it/micromega-online/il-socialismo-ha-fallito-il-capitalismo-e-in-bancarotta-cosa-succedera-adesso/

mercoledì 13 maggio 2009

I “barconi” e le persone prese a calci

a cura di Antonella Lenoci (Lab Autoriforma Adisu del De Lollis)

Lo scrittore Saviano, sceglie le pagine di “Repubblica” per esprimere la sua posizione nei confronti degli ultimi provvedimenti attuati dal Governo, nei confronti dei migranti che riempiono i barconi della disperazione. Cos'è il Diritto d'Asilo? Domanda a cui forse solo poche persone sanno rispondere, tanto meno la classe politica che ci rappresenta. Ha una storia lunga il diritto d'asilo, già nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, nell'art. 14, prevedeva la tutela della persona perseguitata. Lo status di rifugiato è stato nuovamente sancito dalla Convenzione di Ginevra, art.1, del 1954. Ma tutto questo diritto internazionale, alla nostra classe politica sembra non interessare. Un richiedente asilo, ha il diritto di permanere sul territorio italiano nel frattempo che la sua pratica venga esaminata da un'apposita commissione. Il nostro Paese si è impegnato a garantir loro i livelli minimi di sussistenza. Ma nella vita mi è capitato più volte di incontrare richiedenti asilo...lasciati in balia del destino, o meglio lasciati nelle mani delle organizzazioni criminali. E se su quei barconi rispediti a calci indietro, ci fosse una sola persona che scappa perché in pericolo?
Riportati in Libia, ancora più in pericolo! Ma ciò che più lascia senza parole, è l'indifferenza dell'opinione pubblica italiana. I minori non si possono respingere? Egr. Min. Maroni, lei mi può dire se quei barconi c'era qualche minore?
Il fantoccio che ci sta governando, è diretto e comandato da un “partito” ancor più esilarante, che fonda le proprie radici su un Dio Padano, su un razzismo intrinseco, su un populismo demagogicamente balordo. Un'intera campagna elettorale, dal paesino alla metropoli, fondata sul tema sicurezza, ma quale sicurezza può dare tutto questo squallore?
Abbiamo violato le norme internazionali sul diritto dei rifugiati, la Libia non riconosce il diritto d'asilo, come l'Italia d'altronde...visti i respingimenti.
L'insicurezza è rappresentata da questa classe politica, è rappresentata dalla mafia, dagli 'ndraghettisti che siedono alle poltrone del comando.
Se una persona in Italia, non è libera di aprire una stupida bancarella in un mercato qualunque, senza non dover passare “dai padroni”, uno straniero può mai delinquere nello spaccio di droga, nello sfruttamento della prostituzione ed in altro ancora, senza l'aiuto dei “signori bene”?
E se mi fermo e penso che un ragazzino, si trova in un campo in Libia e rischia chissà cosa, per colpa della classe politica che mi rappresenta, mi vieni la pelle d'oca.
Maroni, con il fido Calderoli, responsabile della morte di persone per magliette che io non dimentico, siete sicuri di poter dormire bene?
E noi universitari? Indifferenti?
Saviano scrive: “ Le due più importanti rivolte spontanee contro le mafie, in Italia, non sono partite da italiani ma da africani. In dieci anni è successo soltanto due volte che vi fossero, sull'onda dello sdegno e della fine della sopportazione, manifestazioni di piazza non organizzate da associazioni, sindacati, senza pullman e partiti ”.
Quanta criminalità porta chi non teme e alza la testa contro le mafie...
Chiedo scusa io, per chi mi governa...non san quel che fanno...

ASSEMBLEA PUBBLICA 14 maggio ore 15 a Lettere vs G8 Università

no support, there may overwhelm

VERSO IL G8 DELL'UNIVERSITA'
TORINO 17-19 MAGGIO ( manifestazione nazionale Torino martedi 19 maggio ore 11 )

ASSEMBLEA PUBBLICA DELLA SAPIENZA IN ONDA ,
ATRIO DELLA FACOLTA' DI LETTERE GIOVEDI 14 ORE 15

Sono invitati a partecipare studenti, ricercatori precari, studenti medi, reti sociali contro il G8, sindacati di base e movimenti di lotta per il diritto all'abitare.




Info partenze per Torino: Il prezzo del biglietto dei pullman è di 10 euro andata e ritorno grazie all’autofinanziamento della notte bianca autogestita della Sapienza _in Onda
Per acquistate i biglietti in prevendita, tutti i giorni nelle aule autogestite di fisica, lettere, scienze politiche, farmacia, economia, igiene o presso la libreria zafari ( di fronte al bar marani, san lorenzo, via dei volsci).

partenza LUNEDI’ 18 maggio alle ore 21
da PIAZZALE ALDO MORO (di fronte l’università La Sapienza )
334 1670018 \ 392 7848229

martedì 12 maggio 2009

La Fine del Pietismo

a cura di Alessandra Raccuglia (Lab Autoriforma Adisu di p.zza de Cristofaris) e Carmelo R Mannarà (Lab Autoriforma Adisu del Mandrione)


Continuano le perizie sulle macerie poste sotto sequestro da parte della Procura della Repubblica al fine di valutare se ci sono state responsabilità per il crollo delle case, la notte del 6 aprile. Responsabilità non ricollegabili alla violenza del sisma ma ad "errori umani" nella realizzazione dei fabbricati. «Stiamo andando molto bene e tra un po' manderemo il materiale necessario ai laboratori per il controllo del cemento – ha detto il procuratore capo della Rapubblica dell'Aquila, Alfredo Rossini - in tempi ragionevolmente vicini a quelli della normativa potremmo fare già gli interrogatori e poi tutto il resto». Il procuratore ha sottolineato che «abbiamo la ricostruzione documentale di tutti gli stabili in cui abbiamo fatto i controlli. Centoquaranta, in tutto, gli stabili sequestrati. Noi abbiamo recuperato e stiamo recuperando tutte le carte di identità con gli autori delle opere e le utilizzeremo per i processi». Da ieri mattina gli uomini della squadra mobile sono impegnati in nuovi sopralluoghi di edifici pubblici e privati nel centro storico della città.
La questione che più solleva risentimento e rabbia riguarda la Casa dello studente dove hanno perso la vita numerosi studenti. Il comitato vittime Casa dello Studente si dichiara «rammaricato per il silenzio fino ad ora tenuto dalle autorità abruzzesi (Rettore Università, Sindaco L'Aquila, Presidente Provincia l'Aquila, Prefetto, Presidente Adsu , Presidente Regione Abruzzo) in relazione agli avvenimenti post terremoto». In una nota il Comitato dice che «A tutt'oggi i familiari degli studenti deceduti nel crollo della palazzina di via XX Settembre 46, non hanno ricevuto alcun messaggio di solidarietà per il lutto che hanno subito. Un silenzio inconcepibile ed incomprensibile ad oltre un mese dal sisma».
Come Lab ci chiediamo: è questo il vostro diritto allo studio? La società italiana è strutturata per creare pietismo? Questo è il risultato di anni e anni di scempi? Ma qualcuno ci sa dire se in questo Paese esistono le Responsabilità?

Chiediamo giustizia!

Adisu Libera

UNA CASA PER ANDARE IN GIRO PER IL MONDO

FOTO (a cura di uniriot) DELL'OCCUPAZIONE DI UN HOTEL IN DESUSO,ESEMPIO DI SPECULAZIONE EDILIZIA
C.Re.W. in Onda vuole una casa

lunedì 11 maggio 2009

Riappropriazione e liberazione CREW in ONDA


Oggi CREW in Onda irrompe per la prima volta nelle strade della metropoli: CREW è un progetto che parla dei bisogni materiali di studenti e precari, un trampolino di lancio per la rivendicazione di reddito e di diritto all'abitare, CREW parte dall'università per contaminare la città. Le mobilitazioni che sin da questo autunno si sono opposte ai tagli all'università e al mondo della formazione, hanno assunto fin da subito la centralità della rivendicazione di un nuovo welfare, che si sottragga dall'unica forma di garanzia sociale che conosciamo in Italia: la famiglia!Noi, ogni giorno ci immaginiamo, insieme, nuovi diritti e nuovi desideri: quello che vogliamo è un welfare del comune, che prenda in considerazione le necessità degli studenti e delle figure produttive atipiche ed intermittenti, che più di ogni altri stanno pagando la crisi.Roma è una città divisa, tra chi vive di rendita e di speculazione edilizia da un lato, e nuove figure produttive, studenti e precari dall'altro, che continuamente ridisegnano l'economia della città. Roma è una delle città con gli affitti più cari di Europa, solo seconda a Parigi!! Un'intera economia della rendita che pagano direttamente gli studenti e i precari, in un disegno complessivo di segmentazione della metropoli, che viene attuata sulla base della vicinanza di alcuni quartieri alle sedi universitarie.
La Sapienza tra qualche anno darà il via al pieno decentramento dei poli universitari, investendo molti quartieri di una nuova economia, ma anche di nuove forme di sfruttamento. Un progetto che ancora una volta prevede pochissime case dello studente e a prezzi altissimi.
Nel quadro odierno di forte crisi economica, la casa non può più essere considerata un campo di speculazione economica, ma oggi piu che mai deve essere un diritto per tutti!!!Le proposte del governo di fronte al problema delle abitazioni, degli sfratti, dell'insostenibilità dei mutui, dell'aumento dei costi della vita si sono risolti nel piano-casa, ovvero l'allargamento abusivo della casa di proprietà. Ma noi giovani, studenti e precari, che una casa di proprietà non l'avremo mai, vogliamo pagare molto meno per gli affitti, vogliamo che almeno siano adeguati agli standard europei, vogliamo uscire di casa a vent'anni per vivere, amare e anche per andare in giro per il mondo!!Oggi è una giornata anomala per la città di Roma... oggi siamo usciti dalle università per occupare questo stabile in disuso da anni. Di fronte dalle politiche del Governo e del comune di Roma, l'unica vera forma di democrazia è la riappropriazione diretta di case, cultura e diritti!!!C.asa, Re.ddito, W.elfare !!!

Verso il G8 dell'università a Torino
VOGLIAMO UNA CASA... PER ANDARE IN GIRO PER IL MONDO!!

C.Re.W in Onda

sabato 9 maggio 2009

L'ENI progetta/acquista l'Università aquilana promettendo una ca$a d€llo $tud€nt€

- AGI News - L'Aquila, 8 maggio
E' di 20 milioni di euro l'impegno finanziario dell'Eni per la realizzazione all'Aquila di un centro di ricerca in collaborazione con l'universita'. Lo ha reso noto l'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, a margine della firma del protocollo d'intesa che istituisce il centro di ricerca. "Cerchiamo di fare qualche cosa che traguardi il futuro e valorizzi quello che Eni sa e puo' fare e che sia anche qualche cosa che costruisca su quanto oggi c'e' a L'Aquila guardando al futuro". Cosi' l'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, ha spiegato il progetto per la realizzazione a L'Aquila, in due o tre anni, del centro di ricerca Eni in collaborazione con l'Ateneo abruzzese. "L'idea - ha proseguito Scaroni - e' nata da queste considerazioni. Ci siamo detti 'L'Aquila ha una universita' prestigiosa, un'universita' che e' il centro della citta' e che va consolidata e potenziata per il futuro'. "In particolare - ha detto ancora Scaroni - ha delle facolta' scientifiche che svolgono attivita' didattica e di ricerca che sono molto rilevanti per Eni e mi riferisco a Scienze, Biotecnologie e Ingegneria. I centri di ricerca attualmente presenti nell'ateneo aquilano sono danneggiati e quindi abbiamo costruito un progetto che prevede di ospitare, da subito, 50 ricercatori nei nostri due centri di ricerca di Novara e Milano, in modo che possano continuare la loro attivita'. Nel frattempo costruiremo a L'Aquila, intesa con l'Universita', un centro di ricerca nuovo, affiancato da una residenza per ricercatori e studenti: insomma una casa dello studente e del ricercatore che abbia almeno cento posti letto. Questa struttura - ha osservato Scaroni - quando sara' pronta ricevera' i ricercatori che nel frattempo sono stati ospitati a Novara e Milano. Tutto questo - ha concluso - nel quadro di un'intesa tra Eni e Universita' de L'Aquila per attivita' di ricerca e quindi anche per dividere insieme i risultati nei nostri settori specifici del petrolio, delle rinnovabili e del gas".

sabato 2 maggio 2009

L'integrazione che parte dal basso e la liberazione umana e mentale

a cura di Carmelo R Mannarà (Lab Autoriforma Adisu del Mandrione)

"Abbiamo pensato ad una quota del 30% di studenti stranieri proprio perché la scuola è chiamata sempre di più ad assolvere la sua funzione di integrazione". Questa è una delle tante affermazioni inutili del Ministro della [D]Istruzione Maria Stella Gelmini.
Ma la domanda è: come si può parlare di integrazione se vengono posti dei limiti?
Per quanto riguarda la nostra esperienza,l'integrazione parte dal basso,la vecchia burocrazia non la facilita,e solo grazie ai colleghi universitari,i coinquilini degli Studentati,gli Amici e i Fratelli,e quindi grazie a noi stessi,questo processo di cambiamento reale può andare in porto. Incentivazione di Politiche di integrazione?Fondi?Investimenti?
Niente di tutto ciò,non è liberal-romanticismo.E' solo passione,voglia,gioia e speranza,contro un sistema xenofobo,egoista,e di passivismo militante che dimostra la società italiana.
Da una parte noi,giovani e precari,dall'altra l'Adisu,esempio di ente statico. Senza mai dimenticare chi blocca l'accesso alla cultura,chi impone il numero chiuso,chi ha creato la formula il nessun rimborso spese,il nulla che è anch'esso a pagamento,e i tempi burocratici che ti fanno saltare una sessione di laurea e magari quella borsa di studio deprimente. La voglia di un immaginario reale,concreto,dinamico è la vera ispirazione di chi,come noi,vede i processi economico-sociali peggiorare,vedono macchinari inceppati come l'Agenzia degli studi universitari morire presto,e che rappresenta uno dei tanti ostacoli di liberazione umana. Il reddito garantito,lo scavalcamento di enti inutili,un nuovo welfare,sono e devono essere l'inizio di una nuova fase,di una nuova era,di un superamento della crisi,della fine di uno Stato Assistenzialista Breznevista che garantisce solo "accontentini","quasi favori",e blocco mentale e sociale.In poche parole,la DC degli anni '60 non esiste più,il vecchio Partito Comunista di Palmiro Togliatti non esiste più,ma la vecchia classe dirigente o chi ne ha avuto "istruzione" dalle scuole di Partito è li,ferma,presente e mai si scompone.Un ritorno ai vecchi discorsi ottocenteschi ci sembrano abbastanza blasfemi,retorici,nostalgici e poco chiari. Un superamento di tutto ciò,l'intravedere il futuro e vedere noi stessi come unica medicina alternativa di risollevamento sociale,pragmatico è "utile" per tutti,e rimangono le nostre pù grandi ispirazioni.
Un esempio di staticità che riguarda i nostri bisogni sono i Regolamenti degli Studentati ,pure forme di standardizzazione di massa,di abuso d'ufficio e rappresenta un vero e proprio blocco di socializzazione,di involuzione di immaginari complessivi globali.
Senza considerare le varie vicissitudini di chi una famiglia l'ha lasciata in ben altri luoghi,con la speranza che una nuova comunità collettiva possa migliorare,che l'individuo si possa soddisfare in tutto il suo essere,ripartendo con la sistemazione della propria casa,e la nostra intenzione è quella di sistemarla veramente.
La Casa è mia,non puoi specularci,cara inutilità di nome Adisu
Non c'è niente da migliorare,esiste solo la Ricostruzione sociale!


Reddito e libertà

venerdì 1 maggio 2009

Straniero per sempre all'Adisu

a cura di Wafa Ahmed Said (Lab Autoriforma Adisu della Residenza di Tor Bella Monaca)

Nati all'estero,sfruttati,abbandonati. In tre parole esprimo tutta la mia rabbia contro un sistema che mi ha visto essere accolto in un Paese che pensavo,ahimè,mi potesse dare soddisfazioni e input che purtroppo non è riuscito a darmi.Invece sono stata sbattuta dall'Agenzia del Diritto allo studio universitario in periferia,a Tor Bella Monaca,a decine di chilometri dalla mia facoltà e spazio culturale,in una condizione di degrado sociale,di continua paura e guardato agli occhi di chi,invece di intravedere una ragazza che viene in Italia per studiare,poter lavorare e sognare,è visto come l'ultimo degli ultimi,il pericolo umano e l'araba di merda.Ma la speranza è l'ultima a morire, il riscatto sociale è ancora possibile,e la voglia di riappropriazione di studenti e precari che,a testa alta,sanno bene che questo sistema non può più reggere, e sprofonderà,insieme alla voglia di profitto e sfruttamento di chi detiene il potere economico.In generale,come dichiarato dalla Cgil-Lavoratori Stranieri (che a mio parere e dei fratelli del Laboratorio conosce ben poco la condizione dei precari-studenti stranieri senza considerare i migliaia di "clandestini" sfruttati ogni giorno),l’emigrazione da paesi extracomunitari e la mobilità dei cittadini comunitari europei sono fenomeni inarrestabili e strutturali in un mondo globalizzato, che richiedono politiche proiettate nel futuro, mirate alla gestione e non al solo contrasto. In sintesi un nuovo welfare.Nel nostro paese il lavoro immigrato risponde anche alla esigenza di compensare ” il calodemografico della popolazione in età attiva” che ogni anno è pari a 250 mila persone in meno, ealla urgenza di far fronte alle rilevanti carenze del sistema di welfare e di assistenza.Gli stranieri residenti in Italia sono oggi circa 4 milioni (cifre che sarebbero ingigantite con i numerosi individui senza permesso di soggiorno), di cui la metà donne, il 6,7% dellapopolazione , che producono il 9% del PIL. Quattro milioni di persone esposte agli effetti diprovvedimenti xenofobi del governo e delle amministrazioni locali, in balia dellestrumentalizzazioni del sistema mediatico, prede di circuiti malavitosi e vittime di violenze edaggressioni razziste. Due milioni i lavoratori, donne e uomini migranti regolari che lavorano e pagano 4 miliardi di tasse : nelle mansioni più pericolose , faticose ed umili, con retribuzioni inferiori del 30, a volte anche 40%, senza pari diritti ed opportunità. Per loro è molto difficile sentirsi parte integrante della società italiana.Un milione circa sono gli immigrati irregolari che lavorano in condizioni di sfruttamento più omeno grave, senza diritti e con il ricatto della espulsione. E’ questa la conseguenza di una politica di ingresso che esclude il permesso di soggiorno per ricerca di lavoro e si basa solo sul meccanismo dei flussi programmati che risulta ormai inceppato.Ottocentomila sono i minori stranieri figli di immigrati, di cui la metà nati in Italia, che frequentano le scuole italiane, che subiscono discriminazioni ed esclusioni (le proposte di legge del governo italiano confermano), che non sono riconosciuti cittadini italiani perché nel "nostro" Paese si riconosce lo jus sanguinis e non lo jus soli.Non un male da respingere, negando l’ingresso legale nel nostro Paese e il diritto di asilo.

Adisu Libera

Dallo spazio pubblico dell'Onda per ottenere casa-reddito-welfare

Comunicato C.Re.W.-Sapienza in Onda

La May Day 2009, alla prima edizione romana, cade quest'anno nel pieno della crisi finanziaria ed economica. Una crisi che ha svelato la natura parassitaria del capitalismo contemporaneo fondato sempre più sulla rendita e sul furto della ricchezza prodotta dalla cooperazione sociale, e al contempo l'impossibilità, per quest'ultimo, di garantire crescita economica e sviluppo.

Ma la crisi ha mostrato fin dalle prime battute il suo volto ambivalente; come scrivono anche alcuni editorialisti mainstream, essa mette in risalto la definitiva rottura delle condizioni su cui si fonda il presunto patto sociale che dovrebbe sorreggere l'economia contemporanea. Il collasso degli indici di borsa, il fallimento delle banche, i licenziamenti, l'aumento della povertà hanno prodotto in tutta Europa una forte indignazione. Le migliaia di studenti e precari dell'Onda che hanno bloccato per mesi le città italiane opponendosi alla dismissione di scuola e università, la presa in ostaggio dei manager e le occupazioni delle università in Francia, l'assedio alle banche ed alle sedi della finanza nel cuore della City di Londra, la rivolta in Grecia, infine, le contestazioni in occasione del decennale del processo di Bologna in Belgio, segnalano l'emergere in tutta Europa di uno spazio costituente dei movimenti e del conflitto.


In tale contesto la battaglia per la rivendicazione di reddito e per la costruzione di un nuovo welfare, assume ancor più di prima centralità politica. In Italia, l'aumento dei licenziamenti, la povertà dilagante, la riproposizione da parte governativa di forme assistenziali basate su modelli familistici e al contempo la rottura di ogni ipotesi di mediazione sociale sul fronte sindacale, ci segnalano l'urgenza della riapertura di un fronte ampio di lotta per la rivendicazione di reddito. La crisi ci consegna anche un altro dato: non c'è più dicotomia tra lotta per il salario nei luoghi di lavoro e rivendicazione generalizzata di reddito per i non garantiti. Al contrario le due opzioni sono complementari, si rafforzano vicendevolmente, non possono che viaggiare assieme.

Crediamo, inoltre, che sia centrale nel contesto romano potenziare la battaglia per la rivendicazione di reddito anche rispetto alla legge di recente approvata dalla Regione Lazio sul reddito minimo garantito, estendendo il finanziamento di tale legge. L'Onda, a partire dall'autunno, ha avuto la capacità di anticipare la crisi, cogliendo l'intrinseca connessione che sussiste oggi tra formazione e processi produttivi. Noi la crisi non la paghiamo ha assunto un duplice significato: lottare contro i tagli alle scuole ed alle università e al contempo aprire la discussione sulla costruzione di un welfare del comune, rovesciando in senso positivo l'autonomia degli atenei e aprendo la sfida sulla rivendicazione di fondi per la ricerca autonoma. L'Onda ha mostrato a tutto il paese le innumerevoli forme di sfruttamento che pervadono i luoghi della formazione: stage e tirocini non pagati, aumento delle tasse in tutti gli atenei, carenza di fondi per la ricerca, affitti insostenibili, costi eccessivi per l'accesso ai servizi culturali ed alla mobilità, agenzie per il diritto allo studio del tutto inadeguate a garantire forme di sostegno all'attività formativa, bassa qualità del sapere trasmesso.

A partire da ottobre in tutte le università italiane si sono moltiplicate le pratiche di riappropriazione di reddito: azioni per l'accesso gratuito a teatri e musei, autoriduzioni, occupazioni delle agenzie che gestiscono stage e tirocini, occupazioni di case per gli studenti e di spazi, autoformazione per riappropriarci del sapere. E' a partire da queste pratiche che è nato a Roma, all'interno dello spazio pubblico dell'Onda, il percorso tematico per la costruzione di nuovo Welfare. C.Re.W. in Onda (Casa, Reddito, Welfare), un progetto che vuole connettere tutte quelle vertenze e quei soggetti che compongono il mondo della formazione. Dagli studenti ai precari della ricerca, dagli stagisti ai tirocinanti.


A partire da questo lavoro specifico attraverseremo la May Day romana per reclamare reddito e per liberare il futuro.


C.RE.W – Sapienza in Onda!
Casa, Reddito, Welfare
Verso il G8 dell'Università – Torino University Summit 17-18-19 Maggio 2009