lunedì 22 giugno 2009

"Abitavo nella Casa dello Studente,chiedo giustizia"

Si chiama Giada,è della provincia di Pesaro,e la notte del 6 aprile 2009, era a L’Aquila. Abitava nella Casa dello Studente (quella che la sera del sisma si è trasformata in un cumulo di macerie), ma quando c’è stata la terribile scossa delle 3.30, Giada non era ancora rientrata perché era a casa di amici per una spaghettata. Si è salvata per caso: “La ragazza che abitava nella camera di fronte alla mia -ricorda Giada- non è stata altrettanto fortunata ed è morta”.
Giada, come tantissimi studenti iscritti all’Università de L’Aquila, si è rivolta all’avvocato Floro Bisello, presidente regionale di una associazione di consumatori, per avere giustizia: per sé e per i ragazzi che non ci sono più.
“Chiedo giustizia: noi studenti più volte avevamo segnalato -ribadisce Giada- la comparsa sui muri di alcune crepe. Ci hanno sempre risposto che non dovevamo preoccuparci perché la struttura era antisismica”.
Finora l’avvocato Bisello sta seguendo una quarantina di studenti che hanno deciso di presentare denuncia- querela con l’obiettivo di individuare le responsabilità di chi “ha sottovalutato le segnalazioni degli studenti sulle tante anomalie presenti nella Casa dello Studente”.
In particolare nelle denunce-querele si fa riferimento alla segnalazione da parte degli studenti della “comparsa di grosse macchie d’umidità su una delle colonne portanti della sala mensa che avevano provocato la caduta dell’intonaco e la fuoriuscita di acqua che si riversava sul pavimento. Invece di prendere provvedimenti -si legge nella denuncia querela- la colonna venne avvolta con del nastro bianco e rosso”.
A questo si aggiunge che gli studenti sopravvissuti hanno perso libri, materiale didattico, effetti personali e che le lezioni sono state sospese.
Giada che è iscritta a Scienze dell’Investigazione, corso di laurea di Scienze della Formazione, ha intenzione di rimanere a L’Aquila anche perché è difficile trovare lo stesso corso in un'altra università.
Non solo: gli studenti devono cercare di recuperare la cauzione di 450 euro che ogni di loro doveva pagare prima di entrare nella Casa dello Studente.
“Purtroppo -commenta l’avvocato Bisello- si è trattato di crolli annunciati. Le crepe esistevano già prima delle 3.32 del 6 aprile, prima della scossa e della strage di ragazzi".
Per gli studenti il pilastro portante di cui si parla nelle denunce depositate era il tallone d'Achille del palazzo, segnalato chissà quante volte ai responsabili della Casa dello studente che però, interrogati dalla polizia, lo hanno negato.
Le prove ci sono perché è stata rinvenuta una piantina salvata da uno studente che diventerà una prova contro chi ha aiutato il terremoto a creare i crolli”..

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